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22/11/2017

Fabrizio De Andrè - Don Raffaè (Live 1991)



Il grande De Andrè, essendo genovese, canta questa canzone in napoletano. Il brano ebbe grande successo tanto che l'ho sentito cantare anche dagli stessi napoletani.



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Don Raffaè


Don Raffaè è una canzone scritta da Mauro Pagani per la musica e da Massimo Bubola e Fabrizio De André per il testo.
La canzone, tratta dall'album Le nuvole del 1990, è particolare in quanto cantata in napoletano.[1] La canzone è stata anche incisa cantata in duetto con Roberto Murolo, che l'ha inserita nel suo album di duetti Ottantavoglia di cantare (1992); tale versione è stata inserita anche nella raccolta del 2008 Effedia - Sulla mia cattiva strada.[2] La canzone è stata altresì inserita nell'antologia postuma Da Genova, uscita alla fine del 1999.[3]

Storia

Don Raffaè nasce dalla collaborazione di Fabrizio De André con Massimo Bubola per la stesura del testo, e con Mauro Pagani per la scrittura della musica. L'uso del dialetto non è comunque inusuale per lo stile dell'artista, in particolare dopo la svolta world del cantautore di Crêuza de mä; il napoletano, però, era già stato usato come lingua del ritornello di Avventura a Durango nel 1978.

La canzone denuncia la critica situazione delle carceri italiane negli anni ottanta e la sottomissione dello Stato al potere delle organizzazioni malavitose.[4][5]
Nel brano si narra infatti di Pasquale Cafiero, un brigadiere del Corpo di polizia penitenziaria del carcere di Poggioreale ormai sottomesso e corrotto da un boss camorrista in galera, il don Raffaè del titolo, al quale la guardia, oltre a ingraziarselo con numerosi complimenti, si mette a disposizione attraverso diversi tipi di accudimenti (fargli la barba, ad esempio), chiede diversi favori (per esempio prestargli un cappotto elegante da sfoggiare ad un matrimonio, trovare un lavoro al suo fratello disoccupato da anni[4]) e offre ripetutamente un caffè esaltandone la bontà.[6][7] Viene anche evidenziata, ironicamente, la condizione di vita agiata all'interno del carcere dello stesso boss.[8]

Secondo quanto riporta Mario Luzzatto Fegiz, De André avrebbe affermato che «la canzone alludeva a don Raffaele Cutolo»[9] famoso boss camorrista e fondatore della Nuova Camorra Organizzata,[10] sebbene né lo stesso De André né il coautore Massimo Bubola disponessero «di notizie di prima mano sulla sua detenzione».[9] Anche lo stesso Cutolo pensò a una dedica alla sua persona e scrisse al cantautore genovese per chiedergli se don Raffaè fosse effettivamente lui e per complimentarsi,[9] meravigliandosi inoltre di come De André fosse riuscito a cogliere alcuni aspetti della personalità e della sua vita carceraria, senza avere a disposizione informazioni dettagliate. 

[9] De André rispose alla lettera di Cutolo per ringraziarlo, ma evitò di continuare il carteggio con il boss, lasciandolo libero di pensare che la canzone fosse dedicata a lui o no.[9] Secondo Walter Pistarini, invece, solo Mauro Pagani si sarebbe ispirato alle vicende di Cutolo, mentre De André avrebbe tratto ispirazione da opere letterarie come Gli alunni del tempo di Giuseppe Marotta e Il sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo.[11]
Il ritornello della canzone è ripreso chiaramente dal brano O ccafè di Domenico Modugno.
Una incisione del brano è stata realizzata in coppia con Roberto Murolo, ed una esecuzione dal vivo è stata cantata dai due in occasione del Concerto del Primo Maggio del 1992.

Formazione

Cover

Il brano è stato reinterpretato dal cantante napoletano Peppe Barra nel 2001, anno di pubblicazione del disco Guerra che contiene la cover.[12]
Una cover è stata anche incisa da Pupo nel 2004, nel suo album L'equilibrista. Nel DVD Omaggio a Fabrizio De André (2006), un altro cantante napoletano, Massimo Ranieri, interpreta il brano.[13]

Versione di Clementino

In occasione della terza serata del Festival di Sanremo 2016 il rapper italiano Clementino ha presentato una propria versione del brano.[14]
Tale versione è stata pubblicata per il download digitale il 12 febbraio 2016,[15] per poi entrare anche in rotazione radiofonica dal 22 marzo dello stesso anno.[16]

Note

  1. ^ «Ho usato apposta un dialetto napoletano maccheronico [...] La chiave me l'ha data gli Alunni del sole di Marotta, dove c'è questo don Vito Cacace che è l'intellettuale della zona e alla sera raduna tutti quanti e gli legge il giornale, spiegando che cosa succede. Poi, in certe parti, c'è anche qui l'attacco allo Stato: lo Stato si indigna, si impegna. Sono le parole di Spadolini, quando si precipitò a Palermo in occasione di una delle tante stragi mafiose: "Sono costernato, sono indignato e mi impegno..."». In Doriano Fasoli, Fabrizio De Andrè: passaggi di tempo : da Carlo Martello a Princesa, p. 68, Edizioni Associate, 2001, ISBN 88-267-0309-4.
  2. ^ Scheda del disco Effedia - Sullia mia cattiva strada (TXT), italianissima.net. URL consultato il 7 gennaio 2010.
  3. ^ De Andre', a un anno dalla morte sigarette e conchiglie sulla tomba, in Corriere della Sera, 12 gennaio 2000, p. 37. URL consultato il 7 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  4. ^ a b Silvia Sanna, Fabrizio De André. Storie, memorie ed echi letterari, ppgg. 68-69, Effepi Libri, 2009.
  5. ^ Mario Luzzatto Fegiz, Quell'ultima telefonata, in Corriere della Sera, 12 gennaio 1999. URL consultato il 12 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  6. ^ Mario Luzzatto Fegiz, La vita e' sogno...e le canzoni anche, in Corriere della Sera, 16 dicembre 1992. URL consultato il 12 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  7. ^ Che musica, nel carcere è l'omaggio a De André, in La Repubblica, 15 gennaio 2007. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  8. ^ Pagani per De Andrè un concerto in, in La Repubblica, 6 gennaio 2004. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  9. ^ a b c d e Mario Luzzatto Fegiz, De Andrè: io fui facile profeta, me lo confermò Cutolo, in Corriere della Sera, 12 febbraio 1997. URL consultato il 7 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  10. ^ Silvia Sanna, Fabrizio De André. Storie, memorie ed echi letterari, Effepi Libri, 2009, pp. 68-69, ISBN 9788860020154.
  11. ^ Antonio Lodetti, E il boss della camorra ringraziò De André, in Il Giornale, 23 ottobre 2010. URL consultato il 18 aprile 2015.
  12. ^ Guerra di Peppe Barra su rockol.it, rockol.it. URL consultato il 7 gennaio 2010.
  13. ^ Fondazione De André: altre interpretazioni dei brano
  14. ^ Silvia Colombo, Clementino porta De Andrè a Sanremo 2016: il video dell'esibizione, Optima Italia, 11 febbraio 2016. URL consultato il 21 marzo 2016.
  15. ^ Don Raffaè, Google Play. URL consultato il 21 marzo 2016.
  16. ^ Luca Marzullo, Clementino - Don Raffaè (Radio Date: 22-03-2016), EarOne, 21 marzo 2016. URL consultato il 21 marzo 2016.
  17. ^ Classifica settimanale WK 7 (dal 2016-02-12 al 2016-02-18), Federazione Industria Musicale Italiana. URL consultato il 2 luglio 2016.
TESTO 
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiere del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggio Reale dal ’53

e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia cò me

ma alla fine m’assetto papale
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale
mi consiglio con don Raffae’
mi spiega che penso e bevimm’ò cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre ‘o assessore che Dio lo perdoni
‘ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce
con rispetto s’è fatto le tre
volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Qui ci stà l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo’ marito non tiene pazienza
non chiedo la grazia pe’ me
vi faccio la barba o la fate da sé

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi processo eravate ‘o chiù bello
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe’ ‘ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pe’ fare presenza
io già tengo le scarpe e ‘o gillè
gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe ‘no santo
ma ‘ca dinto voi state a pagà
e fora chiss’atre se stanno a spassà

A proposito tengo ‘no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill’ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
Eminenza vi bacio v’imploro
chillo duorme co’ mamma e co’ me
che crema d’Arabia ch’è chisto cafè