"Tocca a me? Alè, all together!" diceva Benigni buttando in aria le ciabatte dopo avere agitato i piedi prima della sfilata di moda (vedere link del film IL PICCOLO DIAVOLO).
Adesso il PISTOIA BLUES entra nel vivo e non si scherza. Arrivano le band a livello internazionale come Ana Popovic nei seguenti video da me realizzati.
Popovic fa fuoco e fiamme con la sua chitarra. Non da meno sono quelli della sua band, come il trombettista.
PS - Non scherzano nemmeno le forze dell'ordine schierando 400 agenti, metal detector e cani antidroga (video misure sicurezza a questo link).
Benvenuti nel mio nuovo blog. Verranno trattati tutti gli argomenti tranne MISTERI, ARTE e STORIA già presenti nei miei altri blog precedenti i cui link troverete qui sotto.
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07/07/2019
26/11/2017
Tradizioni locali in Toscana : CANTI IN OTTAVA RIMA (le "sfide" vocali)
In futuro pubblicherò un mio video sul contrasto in ottava rima a cui ho assistito.
In alcuni casi si trattano di veri e propri duelli vocali non di facile esecuzione perchè si deve "improvvisare" al momento, rispondere all'avversario MA...rispettando lo schema dell'ottava rima. In questi due video Benigni racconta uno storico "duello" mentre, nel Palio dei rioni di Pescia, le due contrade si provocano a colpi di versi.
MYSTERIUM
it.wikipedia.org
Ottava rima
L'ottava rima è il metro usato nei cantari trecenteschi e nei poemetti del Boccaccio (Ninfale fiesolano, Filostrato,...); non è certo chi l'abbia inventato, ma il suo uso può essere rintracciato fin dal XIV sec. (Britto di Bretagna di Antonio Pucci). Diventerà poi il metro di poeti popolari, come Antonio Pucci, e colti come Franco Sacchetti che lasceranno poi al Pulci, al Boiardo, all'Ariosto e al Tasso, di elevarlo alle più alte cime. La popolarità dell'ottava riuscì in questo modo a sostituire la terzina dantesca. È ancora questo metro che sarà utilizzato dai poeti estemporanei per i loro contrasti di improvvisazione fino ai nostri giorni.
Un esempio di ottava a rima toscana:
Or, se mi mostra la mia carta il vero, non è lontano a discoprirsi il porto; sì che nel lito i voti scioglier spero a chi nel mar per tanta via m'ha scorto; ove, o di non tornar col legno intero, o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto. Ma mi par di veder, ma veggo certo, veggo la terra, e veggo il lito aperto.
(Ludovico Ariosto Orlando furioso 46,1)
L'ottava rima (soprattutto nella forma dell'Ottavina) è spesso utilizzata dai poeti improvvisatori come metro per i loro "contrasti" (gare di versi improvvisati).
Un esempio è costituito dalla manifestazione "Incontri di poesia estemporanea" di Ribolla (Grosseto) e nel Festival regionale di canto a braccio di Borbona (Rieti). In Sardegna vi è una lunga tradizione di gare poetiche in cui i poetes svolgono i temi assegnati con ottave improvvisate in sardo.
Un esempio dal Boccaccio:
Qui, d'Atropos il colpo ricevuto,
giace di Roma Giulia Topazia,
dell'alto sangue di Cesare arguto
discesa, bella e piena d'ogni grazia,
che, in parto, abbandonati in non dovuto
modo ci ha: onde non fia già mai sazia
l'anima nostra il suo non conosciuto
Dio biasimar che fè sì gran fallazia.
Giovanni Boccaccio - Epitaffio di Giulia Topazia
Lord Byron la userà per i suoi poemi Beppo (1818) e Don Juan (1819 - 1824). Altri autori che hanno composto ottave furono: John Milton, John Keats, Edmund Spenser, Robert Browning, William Wordsworth, Percy Bysshe Shelley, José de Espronceda e William Butler Yeats.
A titolo di esempio, ecco l'ottava d'incipit del Don Juan di George Gordon Byron:
I want a hero: an uncommon want,
When every year and month sends forth a new one,
Till, after cloying the gazettes with cant,
The age discovers he is not the true one;
Of such as these I should not care to vaunt,
I'll therefore take our ancient friend Don Juan--
We all have seen him, in the pantomime,
Sent to the devil somewhat ere his time.
George Gordon Byron, Don Juan, I 1 vv.1-8
Octava real o ottava reale, importata dall'italia iniziò ad essere usata in Spagna durante l'inizio del Rinascimento, introdotta da Garcilaso de la Vega e Juan Boscán. Lo schema dell'ottava reale è come quella classica ariostesca: ABABABCC.
Sebbene al principio venne utilizzata con fini lírici, in questo stesso secolo già si costituisce come veicolo ideale ed esclusivo per ampi poemi narrativi di epica colta.
In Italia
Sebbene nel corso dei secoli siano stati utilizzati i più disparati schemi di rime per strofe di otto versi, è possibile individuare due principali tipi di ottave nella letteratura italiana:L'ottava toscana
Lo schema ritmico più utilizzato è quello dell'ottava a rima toscana, detta anche ottava o stanza, è una strofa composta da otto endecasillabi rimati, che seguono lo schema ABABABCC, quindi i primi sei endecasillabi sono a rima alternata, e gli ultimi due a rima baciata ma diversa da quelle dei versi precedenti, e uguale a quella del primo verso dell'ottava successiva.Un esempio di ottava a rima toscana:
Or, se mi mostra la mia carta il vero, non è lontano a discoprirsi il porto; sì che nel lito i voti scioglier spero a chi nel mar per tanta via m'ha scorto; ove, o di non tornar col legno intero, o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto. Ma mi par di veder, ma veggo certo, veggo la terra, e veggo il lito aperto.
(Ludovico Ariosto Orlando furioso 46,1)
La fortuna nella poesia popolare
Legata alla cultura dell'oralità, sopravvive ancora in Toscana e nel Lazio soprattutto nella forma dello strambotto e del rispetto (composizioni popolari in ottava rima di tipo prevalentemente lirico).L'ottava rima (soprattutto nella forma dell'Ottavina) è spesso utilizzata dai poeti improvvisatori come metro per i loro "contrasti" (gare di versi improvvisati).
Un esempio è costituito dalla manifestazione "Incontri di poesia estemporanea" di Ribolla (Grosseto) e nel Festival regionale di canto a braccio di Borbona (Rieti). In Sardegna vi è una lunga tradizione di gare poetiche in cui i poetes svolgono i temi assegnati con ottave improvvisate in sardo.
L'ottava siciliana
Un altro tipo di ottava è quella siciliana, che non presenta il distico finale e ha dunque schema (ABABABAB).Un esempio dal Boccaccio:
Qui, d'Atropos il colpo ricevuto,
giace di Roma Giulia Topazia,
dell'alto sangue di Cesare arguto
discesa, bella e piena d'ogni grazia,
che, in parto, abbandonati in non dovuto
modo ci ha: onde non fia già mai sazia
l'anima nostra il suo non conosciuto
Dio biasimar che fè sì gran fallazia.
Giovanni Boccaccio - Epitaffio di Giulia Topazia
All'estero
L'ottava avrà largo successo anche fuori d'Italia diffondendosi velocemente per tutta Europa, rimanendo popolare fino a tutto l'Ottocento.Lord Byron la userà per i suoi poemi Beppo (1818) e Don Juan (1819 - 1824). Altri autori che hanno composto ottave furono: John Milton, John Keats, Edmund Spenser, Robert Browning, William Wordsworth, Percy Bysshe Shelley, José de Espronceda e William Butler Yeats.
A titolo di esempio, ecco l'ottava d'incipit del Don Juan di George Gordon Byron:
I want a hero: an uncommon want,
When every year and month sends forth a new one,
Till, after cloying the gazettes with cant,
The age discovers he is not the true one;
Of such as these I should not care to vaunt,
I'll therefore take our ancient friend Don Juan--
We all have seen him, in the pantomime,
Sent to the devil somewhat ere his time.
George Gordon Byron, Don Juan, I 1 vv.1-8
Octava real o ottava reale, importata dall'italia iniziò ad essere usata in Spagna durante l'inizio del Rinascimento, introdotta da Garcilaso de la Vega e Juan Boscán. Lo schema dell'ottava reale è come quella classica ariostesca: ABABABCC.
Sebbene al principio venne utilizzata con fini lírici, in questo stesso secolo già si costituisce come veicolo ideale ed esclusivo per ampi poemi narrativi di epica colta.
| (ES)
« No las damas, amor, no gentilezas de Caualleros canto enamorados, ni las muestras, regalos y ternezas de amorosos affectos y cuydados, mas el valor, los hechos, las proezas de aquellos Españoles esforçados que a la cerviz de Arauco no domada pusieron duro yugo por la espada. » |
(IT)
« Non le dame, amor, non gentilezze di Cavalieri canto innamorati, né di insegne, regali e tenerezze di amorosi affetti e cure, ma il valor, i fatti, le prodezze di quei spagnoli spronati che alla testa di Arauco non domata tennero duro giogo con la spada. » |
| (Alonso de Ercilla, La Araucana, Canto I)
accademiadellottava.it
presentazione - L'Ottava
Qui vedete, tradotta in calendario
Una ghirlanda di eventi diversi
Che concerne quel canto straordinario
Di chi ragiona improvvisando in versi.
Contrasti, conferenze, seminari
Affiancheranno i poeti dispersi:
e questa novità che ci mancava
si chiama l’Accademia dell’Ottava!
David Riondino
“L’ottava –Accademia di letteratura orale”Dalla voglia di riunire tanti eventi sparsi sul territorio toscano dedicati all’improvvisazione poetica, è nata nell’aprile del 2006 “L’ottava -Accademia di letteratura orale” (inizialmente il progetto aveva il nome di “Cantiere di letteratura orale”), promossa da David Riondino e realizzata dall’Associazione culturale Giano con il patrocinio ed il sostegno della Regione Toscana e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.Durante questi anni, l’Accademia dell’Ottava, è riuscita a portare “i suoi poeti” in giro per la regione, richiamando migliaia di spettatori e coinvolgendo decine di piccoli e grandi comuni. Poeti estemporanei italiani e stranieri, musicisti, critici letterari, docenti universitari, gente comune, hanno partecipato alla realizzazione di una serie di eventi che hanno avuto come tema l’ottava rima e più in generale la poesia estemporanea. L’ottava rima in Toscana è una tradizione culturale di altissimo livello. Nasce dal popolo con l’intento di nobilitare, tramite l’improvvisazione poetica, il racconto dell’epicità del quotidiano e ha raggiunto vette altissime con autori come Boccaccio, Ariosto, Pulci, Tasso, Poliziano. Sul territorio toscano, attualmente, si possono contare numerose esperienze relative alla letteratura orale: nella provincia di Grosseto – come in tutta la Maremma- occasioni d’incontro sul tema si segnalano a Gavorrano, a Ribolla, a Pomonte, per citare le principali; a Siena e provincia si rilevano appuntamenti simili collegati alla tradizione orale dell’ottava rima e l’Università di Siena, in particolare il Dipartimento di Antropologia e Letteratura Ispano-americana è molto attiva sulla materia; a Terranova Bracciolini, in provincia di Arezzo, è nata ormai da anni una vera e propria Scuola d’Improvvisazione poetica e l’Università di Arezzo ospita, presso il Dipartimento di Antropologia, corsi sull’argomento. Anche nel pistoiese, nel pisano e nel fiorentino si segnalano appuntamenti significativi di poesia orale. Questo solo per citare alcuni esempi. La nascita dell’Accademia dell’Ottava congiunta al lavoro , portato avanti da anni da David Riondino e Mauro Chechi (importante cantastorie e presidente della Lega Italiana Poeti Estemporanei), ha permesso di mettere in rete tra loro molte delle suddette realtà e ha dato modo ai numerosi poeti “disseminati” sul territorio toscano di avere una struttura organizzativa che provvedese alla realizzazione di un calendario di eventi riferiti all’improvvisazione poetica e alla promozione della loro arte . Dopo qualche anno di lavoro svolto, è possibile valutare i risultati fin qui raggiunti e, di conseguenza, definire le linee di sviluppo future del progetto. La nostra intenzione è quella di diventare un punto di riferimento stabile, in ambito regionale e non solo, per la conservazione, la diffusione e soprattutto l’elaborazione di questo patrimonio letterario orale toscano (e quindi italiano e internazionale, nell’ambito della disciplina di cui siamo una parte), che riteniamo sia una pianta ancora vitalissima e in grado di produrre ottimi frutti. |
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31/03/2017
Roberto Benigni - La canzone di Pinocchio
La canzone di Pinocchio composta da Piovani (che vinse un Nastro d'Argento) e cantata da Benigni sarebbe da fare ascoltare e cantare ai bambini a cui è dedicata.
![]() |
| Nicola Piovani premiato con il Nastro d'Argento per la colonna sonora di Pinocchio. |
Quando spunta il sole fa cri cri,
e se vado a scuola anche il maestro fa cri cri.
Quando il gallo canta cricca il dì
E poi torno a casa e anche il mio babbo fa cri criProprio come mi piace il lunedì
Il carabiniere sotto i baffi fa cri cri.Fa venire sonno l’abbiccì,
gl'è che noi ragazzi siam così, tutti così:
a noi un ci garba punto quel cri cri! Ma un giorno andando un po' di qua e di là
Col cuore zeppo zuppo di felicità
Sapete cosa dissi cra cra
Poi lo ridissi forte cra cra cra
……Ma quant'è vita la vita……E poi rispunta il sole rifà cri cri
Poi ho tanta fame e anche la pancia fa cri cri.Come vorrei mordere un cachi,
il carabiniere sotto i baffi fa no no! Sette e quattro dodici non so,
faccio un sogno brutto dove tutti fan così
cri cri cri cri cri cri cri cri cri
cri cri cri di qua e di là
cri cri di qui e di li
a me un mi garba punto quel cri cri! …….Ma quant'è la vita
Quando spunta il sole fa cri cri
Fa cri cri anche il gallo non fa più chicchirichì Il maestro a scuola fa cri cri
Vado a letto e il letto cigolando fa cri cri Sento un suono allegro do re mi
Ma mi si confonde in mezzo a tutti quei cri cri Cri cri cri cri cri cri cri
Gl'è che a noi ragazzi non ci garbano quei cri cri
e se vado a scuola anche il maestro fa cri cri.
Quando il gallo canta cricca il dì
E poi torno a casa e anche il mio babbo fa cri criProprio come mi piace il lunedì
Il carabiniere sotto i baffi fa cri cri.Fa venire sonno l’abbiccì,
gl'è che noi ragazzi siam così, tutti così:
a noi un ci garba punto quel cri cri! Ma un giorno andando un po' di qua e di là
Col cuore zeppo zuppo di felicità
Sapete cosa dissi cra cra
Poi lo ridissi forte cra cra cra
……Ma quant'è vita la vita……E poi rispunta il sole rifà cri cri
Poi ho tanta fame e anche la pancia fa cri cri.Come vorrei mordere un cachi,
il carabiniere sotto i baffi fa no no! Sette e quattro dodici non so,
faccio un sogno brutto dove tutti fan così
cri cri cri cri cri cri cri cri cri
cri cri cri di qua e di là
cri cri di qui e di li
a me un mi garba punto quel cri cri! …….Ma quant'è la vita
Quando spunta il sole fa cri cri
Fa cri cri anche il gallo non fa più chicchirichì Il maestro a scuola fa cri cri
Vado a letto e il letto cigolando fa cri cri Sento un suono allegro do re mi
Ma mi si confonde in mezzo a tutti quei cri cri Cri cri cri cri cri cri cri
Gl'è che a noi ragazzi non ci garbano quei cri cri
Benigni canta Pinocchio
una filastrocca per il film di GINO CASTALDO
ROMA -
C'è anche una canzone, una strampalata e lunatica filastrocca piena di
"crì crì" e "crà crà" cantata con anarchica allegria da Roberto Benigni,
a suggellare la splendida colonna sonora che verrà pubblicata dalla
Virgin nei giorni dell'uscita di Pinocchio (l'11 ottobre) e che siamo
riusciti ad ascoltare in anteprima. Certo, ascoltare una colonna sonora
prima di vedere il film per cui è stata concepita, è un'esperienza
singolare. Ma in questo caso ci aiuta la straordinaria capacità
descrittiva delle musiche di Nicola Piovani, e anche il collaudato
abbinamento con i caratteri cinematografici interpretati da Roberto
Benigni. Queste musiche sono un racconto a sé stante ed è facile
immaginare che abbiano un ruolo decisivo nel film, molto più che un
semplice accompagnamento, piuttosto una vivida cornice, quasi sempre
ritmata, che suggerisce movimenti, camminamenti, danze e giochi di ogni
genere.L'introduzione è affidata al tema de La fata turchina, un'apertura mozzafiato che ci proietta nel clima della fiaba. È imponente, maestosa e sembra di immaginare stelline e aure fatate, come fosse una fantasia di Disney filtrata però dalla drammaturgia italiana, un tema che si apre in un clima struggente, dolcissimo, di quelli che aprono il cuore e scatenano nostalgie di infanzia e di mondi perduti per sempre. Subito dopo Il burattino, il vero e proprio tema di Pinocchio che attraversa tutto il film e riemerge in tante diverse versioni, più lente, più briose, fino all'episodio finale in cui arriva la voce di Benigni (su testo dello stesso Benigni con Vincenzo Cerami).
E' una canzone bizzarra, grottesca, quasi da antico varietà, spudorata e innocente come ci immaginiamo i pensieri del celebre burattino. Per scrivere le musiche Piovani ha scelto una struttura da melodramma, nel senso che ogni personaggio ha il suo proprio tema: la Fata Turchina, Pinocchio, ovviamente, ma anche il Gatto e la Volpe, rappresentati da una musica che sembra tratta direttamente dalle colonne sonore italiane di molti anni fa, un tema della furbizia, urbano e malizioso, contraddetto da quello che descrive Lucignolo, con una fisarmonica che sembra rendere un'immagine contadina, campestre, virata in malinconia quando ritorna per La morte di Lucignolo, o da quello del Grillo Parlante, più acido, con un squittio quasi fastidioso, petulante.
In altri momenti Piovani trasforma i temi in balletti meccanici, come in Il pezzo di legno, quando la costruzione della marionetta diventa una danza leggera, ostinata, oppure in feste popolari, quando arrivano a passo di carica bande di ottoni, marce gaudenti, spunti musicali pieni di circhi e balocchi, con tanto di omaggio a Fellini e al suo immaginario, come probabilmente succederà anche per le immagini del film.
Se è vero che ascoltare una colonna sonora prima di vedere il film può essere un'esperienza singolare, questa ha il pregio di invogliare immediatamente alla visione del film. Si ha voglia di vedere Benigni-Pinocchio saltellare come una marionetta spiritata, si ha voglia di illanguidirsi sulle parti in cui interviene il tocco della Fata Turchina, si ha voglia di gioire e soffrire insieme al protagonista, di rivivere con lui e con queste splendide musiche il desiderio di diventare finalmente umani.
FONTE :
http://www.repubblica.it/online/spettacoli_e_cultura/pinocchio/canzone/canzone.html
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pinocchio è un film del 2002 diretto e interpretato da Roberto Benigni, che firma anche la sceneggiatura (con Vincenzo Cerami) e la produzione. Costato circa 45 milioni di euro, è il film più costoso nella storia del cinema italiano.[1]
È tratto dal romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi.[1]
In Italia il film è stato pubblicato in home video nel 2003 dalla Buena Vista Home Entertainment.
Il film è stato girato nei Cinecittà Umbria Studios di Papigno, frazione di Terni.[5]
Per il film sono stati impiegati 28 settimane di riprese, 8 mesi di preproduzione e 8 di postproduzione.[1]
Le date di uscita internazionali sono state[6]:
Il copione del film, intitolato Roberto Benigni's Pinocchio per il mercato statunitense, venne adattato in inglese dal dialoghista statunitense Brendan Donnison. Per il doppiaggio venne scelto un cast singolare composto principalmente da note celebrità: a doppiare Benigni e la Braschi vennero scelti rispettivamente gli attori Breckin Meyer e Glenn Close[9]; tra le altre celebrità che prestarono la loro voce vi sono David Suchet (mastro Geppetto), gli ex Monty Python John Cleese e Eric Idle (rispettivamente il Grillo Parlante e Medoro), Topher Grace (Lucignolo, in inglese Leonardo), i comici Eddie Griffin e Cheech Marin (il Gatto e la Volpe), gli attori Kevin James (Mangiafuoco) e Regis Philbin (il direttore del circo)[9]. Inoltre appaiono in una sorta di "cameo vocale" il comico James Belushi, che doppia il contadino Giangio, e la cantante Queen Latifah, che nel film doppia il colombo che aiuta Pinocchio a raggiungere la spiaggia con l'intento di trovare Geppetto[9].
Tra le varie cose, i critici attaccarono pesantemente il doppiaggio in lingua inglese, soprattutto venne attaccata la scelta di Breckin Meyer come voce sostitutiva di Benigni, considerato inadatto per il ruolo per via della sua voce troppo giovanile[7][16].
È tratto dal romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi.[1]
In Italia il film è stato pubblicato in home video nel 2003 dalla Buena Vista Home Entertainment.
Trama
Imbattutosi in un ceppo di legno molto particolare, il buon falegname Geppetto decide di farne un burattino e di chiamarlo Pinocchio. Questi, magicamente, è in grado di camminare, di muoversi, di parlare e di combinare guai come un vero bambino. Nella speranza di avviarlo all'istruzione Geppetto, vendendo la sua casacca, compra a Pinocchio un abbecedario, ma il birbantello lo rivende per andare a vedere uno spettacolo al teatro dei burattini. Qui il terribile e temutissimo capo della compagnia Mangiafuoco, lasciatosi impietosire dagli sgangherati racconti di Pinocchio, gli regala cinque monete d'oro. Pinocchio, vittima della sua ingenuità, viene poi adescato da una coppia di furfanti, il Gatto e la Volpe, decisi a truffarlo per impossessarsi del suo denaro, e farà anche la conoscenza della Fata dai capelli turchini. Pinocchio accortosi dell'inganno cerca di denunciarli, ma viene sbattuto in prigione da un giudice cattivo, e qui conoscerà Lucignolo, suo nuovo amico. Uscito di prigione Pinocchio rincontra la fata e decide di diventare un bambino modello, ma finirà di nuovo vittima della sua ingenuità che lo porterà fino al Paese dei Balocchi in compagnia di Lucignolo, per poi trasformarsi in un asino e finire, dopo essere tornato umano grazie alla fata, nel ventre di un pescecane, dove con grande sorpresa ritroverà suo padre. Fuggito dal corpo dell'animale, con l'aiuto della Fata Turchina si trasformerà finalmente in un bambino vero, generoso e volenteroso.Produzione
Secondo Benigni, il progetto di un film in cui l'attore interpretava Pinocchio aveva avuto inizio con Federico Fellini. Il progetto risalirebbe ai tempi de La voce della luna, film che Benigni interpretò nel 1990 sotto la direzione del maestro riminese. In quell'occasione, in effetti, Fellini chiamò Benigni e Paolo Villaggio "personaggi collodiani".[2] Benigni disse anche che in quell'occasione erano state girate alcune scene di prova mai mostrate al pubblico e che Vincenzo Cerami aveva iniziato a scrivere una sceneggiatura.[3][4]Il film è stato girato nei Cinecittà Umbria Studios di Papigno, frazione di Terni.[5]
Per il film sono stati impiegati 28 settimane di riprese, 8 mesi di preproduzione e 8 di postproduzione.[1]
Colonna sonora
La colonna sonora è di Nicola Piovani, che aveva già collaborato con Benigni per la colonna sonora del film La vita è bella. Piovani vinse un Nastro d'Argento per la colonna sonora.Tracce
- La Fata Turchina
- Il burattino
- Il Gatto e la Volpe
- I viaggi di Pinocchio
- Lucignolo
- Il pezzo di legno
- Il Grillo Parlante
- Le brutte avventure
- Promenade di Pinocchio
- Il bacio della Fata
- Il teatro dei burattini
- La morte di Lucignolo
- Il circo
- Il Paese dei Balocchi
- Finale
- La canzone di Pinocchio
- Il tema della Fata
Distribuzione
Il film uscì ufficialmente nelle sale cinematografiche italiane l'11 ottobre 2002 su distribuzione Medusa[6].Data uscita
La pellicola venne presentata internazionalmente in anteprima il 10 gennaio 2003 al Palm Springs International Film Festival[6].Le date di uscita internazionali sono state[6]:
Distribuzione in Nord America
Il film uscì nelle sale cinematografiche statunitensi il 25 dicembre 2002 su distribuzione Miramax Films[6], senza però nessuna proiezione per la critica cinematografica. I dirigenti della Miramax Harvey Weinstein e Bob Weinstein giustificarono questa decisione sostenendo che serviva più tempo di post produzione per il doppiaggio in lingua inglese. Comunque secondo Edward Guthmann, critico cinematografico per il San Francisco Chronicle, la Miramax prese questa decisione in quanto consapevole del probabile insuccesso della pellicola[7]. Due mesi dopo il flop di botteghino e critica della versione doppiata, il 7 febbraio 2003, il film venne ridistribuito nelle sale per un periodo limitato in una versione in lingua originale sottotitolata in inglese.Edizioni estere
In lingua inglese
Contrariamente alle tradizioni delle distribuzioni statunitensi, dove in genere un film straniero viene presentato in lingua originale sottotitolata in lingua inglese, Harvey e Bob Weinstein decisero di far doppiare in lingua inglese il film. Per alcuni critici questa decisione fu presa per attirare una maggiore attenzione da parte di un pubblico infantile[7], malgrado lo stesso Benigni abbia riportato in un'intervista che il motivo principale era il fatto che doppiarsi in inglese fosse una cosa troppo complicata anche per via del suo marcato accento italiano[8].Il copione del film, intitolato Roberto Benigni's Pinocchio per il mercato statunitense, venne adattato in inglese dal dialoghista statunitense Brendan Donnison. Per il doppiaggio venne scelto un cast singolare composto principalmente da note celebrità: a doppiare Benigni e la Braschi vennero scelti rispettivamente gli attori Breckin Meyer e Glenn Close[9]; tra le altre celebrità che prestarono la loro voce vi sono David Suchet (mastro Geppetto), gli ex Monty Python John Cleese e Eric Idle (rispettivamente il Grillo Parlante e Medoro), Topher Grace (Lucignolo, in inglese Leonardo), i comici Eddie Griffin e Cheech Marin (il Gatto e la Volpe), gli attori Kevin James (Mangiafuoco) e Regis Philbin (il direttore del circo)[9]. Inoltre appaiono in una sorta di "cameo vocale" il comico James Belushi, che doppia il contadino Giangio, e la cantante Queen Latifah, che nel film doppia il colombo che aiuta Pinocchio a raggiungere la spiaggia con l'intento di trovare Geppetto[9].
In lingua francese
In Francia il film è stato doppiato da Dominique Collignon-Maurin (Pinocchio), Cécile Paoli (la Fata dai capelli turchini), Georges Berthomieu (mastro Geppetto), Damien Boisseau (Lucignolo), Patrick Messe (Grillo Parlante), Jean-Pierre Gernez (Medoro), Jean-Loup Horwitz (Il Gatto), Pierre Laurent (La Volpe) e Saïd Amadis (Mangiafuoco).Riconoscimenti
- 2003 - David di Donatello
- Miglior scenografia a Danilo Donati
- Migliori costumi a Danilo Donati
- Nomination Migliore attore protagonista a Roberto Benigni
- Nomination Migliore attore non protagonista a Kim Rossi Stuart
- Nomination Migliore fotografia a Dante Spinotti
- Nomination Migliore musicista a Nicola Piovani
- 2003 - Nastro d'argento
- Migliore colonna sonora a Nicola Piovani
- Nomination Migliore attore non protagonista a Kim Rossi Stuart
- Nomination Miglior produttore a Nicoletta Braschi
- 2002 - Razzie Awards
- Peggior attore protagonista a Roberto Benigni
- Nomination Peggior film
- Nomination Peggior regista a Roberto Benigni
- Nomination Peggior coppia a Roberto Benigni e Nicoletta Braschi
- Nomination Peggior sceneggiatura a Vincenzo Cerami e Roberto Benigni
- Nomination Peggior remake o sequel
- 2003 - Ciak d'oro
- Migliori costumi a Danilo Donati
- 2002 - Stinkers Bad Movie Awards
- Peggior attore a Roberto Benigni e Breckin Meyer
- Nomination Peggior performance di gruppo (L'insieme delle voci)
- Nomination Peggior coppia a Roberto Benigni e il suo doppiatore inglese
Accoglienza
Incassi
Il film - su un costo stimato di circa 40 milioni di dollari[10] - ha avuto un buon successo (26.198.000 euro) in Italia ma incassi inferiori alle aspettative nel resto del mondo e in particolare negli USA (3.684.305 dollari), per un totale di 41.323.171 dollari in tutto il mondo,[11] che sono serviti in pratica a coprire i costi di produzione.Critica
Il film fu criticato principalmente per la mancanza di sentimento nella recitazione dei personaggi, specialmente della fata (Nicoletta Braschi) e dello stesso Benigni.[12] Vennero invece apprezzati le scenografie, i costumi, la fotografia e la colonna sonora.Critica statunitense
La critica statunitense stroncò aspramente la pellicola. Secondo i rapporti del sito internet Rotten Tomatoes, lo 0% della critica ha dato una recensione positiva, con un voto medio di 2,4 su 10[13]. Sempre lo stesso sito lo ha classificato al terzo posto come peggior film del decennio 2000-2009,[14] unico film italiano in questa classifica di 100 pellicole.[15].Tra le varie cose, i critici attaccarono pesantemente il doppiaggio in lingua inglese, soprattutto venne attaccata la scelta di Breckin Meyer come voce sostitutiva di Benigni, considerato inadatto per il ruolo per via della sua voce troppo giovanile[7][16].
Differenze dal romanzo
- Geppetto trova il pezzo di legno per strada, mentre nel libro glielo dà mastro Ciliegia (che non appare nel film). Inoltre, nel film, è specificato che il pezzo di legno è di pino. Nel libro, non è specificato da quale albero esso provenga. Infatti, nel libro, il nome di Pinocchio non è correlato all'albero di pino, ma al fatto che Geppetto aveva conosciuto un'intera famiglia di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi.
- Nel film Pinocchio incontra Lucignolo per la prima volta in prigione quando viene arrestato dai carabinieri di Acchiappacitrulli accusando il Gatto e la Volpe per il furto delle monete d'oro, nel libro lo conosce a scuola, quando si trasferisce nel Paese delle Api Industriose.
- Quando Pinocchio viene arrestato dai carabinieri che credono che lui abbia colpito Eugenio, lui, vedendo la Fata Turchina, fugge dai carabinieri per poi finire nel campo del contadino che lo assume come cane da guardia (dove, nel libro, cerca di rubare l'uva, cosa che non fa nel film). Inoltre fugge dal contadino grazie a Lucignolo (che vuole rubare le galline al posto delle faine), mentre, nel libro, riottiene la sua libertà portando a termine il suddetto incarico. Inoltre, nel film, il rapimento da parte del padrone di Melampo sostituisce quello da parte del Pescatore Verde. Nel libro, il primo avviene prima che Pinocchio trovi la presunta tomba della Fata Turchina.
- Quando Pinocchio e Lucignolo si accorgono che si stanno trasformando in somari nel Paese dei Balocchi, il Grillo Parlante parla a Pinocchio della sua ignoranza, mentre nel libro è una marmotta a farlo. Inoltre, il Grillo Parlante sostituisce anche il Pappagallo che avverte Pinocchio del furto delle monete da parte del Gatto e la Volpe.
- Quando Pinocchio viene trasformato in un asino, viene condotto ad un circo e si ferisce saltando un cerchione di fuoco, e il direttore del circo, stufo dell'inutilità di Pinocchio, manda i suoi clown ad annegarlo in mare. Nel libro invece decide di venderlo ad un venditore di tamburi, ed è lui ad annegarlo, non i pagliacci. Inoltre quando Pinocchio torna ad essere un burattino, la Fata, accortasi del pescecane che lo stava inseguendo, nel film mantiene il suo aspetto umano, anziché trasformarsi in capra come invece accade nel libro.
- L'imperatore di Acchiappacitrulli decide di liberare i bambini dall'ospizio per celebrare la nascita di suo figlio, non per una vittoria militare come nel libro.
- Quando Pinocchio reincontra Geppetto nella bocca del pescecane, il burattino porta il padre in salvo facendolo irritare prendendogli la parrucca (come fa all'inizio). Nel libro, fuggono in groppa ad un tonno, già incontrato da Pinocchio appena viene inghiottito (che nel film non appare) mentre il pescecane dorme. Nel film però quando Pinocchio incontra Geppetto finge di essere un tonno ma dopo un po' rivela al padre la sua vera identità.
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