I nostri storici alleati (vedere articolo finale delle RELAZIONI BILATERALI) ci fanno gli auguri tramite la Japan Italy Economic Federation.
A #Byoblu24 il messaggio della Japan Italy Economic Federation, organizzazione che rappresenta le grandi aziende giapponesi che hanno interessi in Italia. Vi riportiamo le loro parole di solidarietà verso il nostro Paese e in particolare verso Byoblu, come rappresentativo garante della libertà di informazione, che è ritenuta fondamentale anche per l’instaurazione di rapporti commerciali sani e produttivi fra paesi lontani. #Byoblu24 https://go.byoblu.com/ByobluGiappone
Daniele Di Santo - Presidente Japan Italy Economic Federation
Un saluto dal Giappone a Claudio Messora e a tutti gli amici di Byoblu. Japan Italy Economic Federation è un’organizzazione libera e indipendente, che rappresenta le grandi aziende giapponesi di ogni settore che hanno interessi in Italia: lavora a stretto contatto con le autorità locali, i vertici politici e gli organi di informazione. Gioca un ruolo essenziale come punto di riferimento per le imprese italiane e tutto con il solo scopo di promuovere relazioni sane e produttive tra Giappone e Italia e testimoniare la vicinanza che lega questi due paesi. Per farlo poniamo al centro l’informazione, perché sappiamo come un’informazione, riportata in modo obbiettivo, possa influire sulla visione che ha un paese dell’altro. Noi seguiamo da anni il lavoro del blog e in moltissime occasioni è stato, per il nostro lavoro, un punto di riferimento e una fonte di informazioni preziosa: in molti casi ha mostrato una visione completa e spesso profetica di ciò che accade in Italia, il che è un valore enorme per chi segue a distanza le dinamiche di un Paese complesso come il nostro e si trova nella posizione di doverlo raccontare e rappresentare anche a livelli molto alti. Per tutto questo, a nome mio personale e della federazione, io esprimo la piena solidarietà a Byoblu. Consideriamo ogni attacco alla libera informazione un crimine, che a nostro giudizio è ancora più odioso, perché di fatto si nasconde dietro a una crisi che sta facendo soffrire così tante persone.
Takao Kawasaki (Giornalista) - Vice Presidente Japan Italy Economic Federation
Buongiorno a tutti amici italiani. Sono Takao Kawasaki e ho diretto per tanto anni uno dei più importanti quotidiani giapponesi. Mi dispiace moltissimo per la situazione in Italia. Anche nella mia città Fukuoka il numero dei contagi è in forte aumento: seguiamo l’emergenza il Italia e come viene affrontata su Byoblu. Auguro a tutti di uscire da questa situazione presto e con successo e spero che Fukuoka, Giappone e Italia possano collaborare per combattere questa malattia insieme. In bocca al lupo!
Masatoshi Tanaka (Avvocato) - Vice Presidente Japan Italy Economic Federation
Buongiorno carissimi amici italiani. Vi esprimo dal cuore la nostra solidarietà, sperando che presto torni il sorriso. Anche in Giappone è stato appena dichiarato lo stato di emergenza. Molta gente ha iniziato luce file ai supermercati per fare provviste: i primi prodotti ad essere esauriti sono stati la pasta e i pomodori italiani! Anche da questo si capisce quanto i giapponesi amino l’Italia. Adesso quello che serve è solo tanta pazienza: le idee maturate, le energie maturate, le strategie pensate durante questo periodo saranno le chiavi che dovranno spingere i rapporti tra Italia e Giappone nel momento in cui avremo vinto contro il virus. Spero di poterci rivedere il prima possibile. (In Italiano) Andrà tutto bene! Ce la faremo!
Relazioni tra Italia e Giappone | |||
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Nel XIX secolo Italia e Giappone videro grandi cambiamenti nella loro struttura politica e sociale, con la prima che conquistò la sua unità nazionale nel 1861 e il secondo che entrò, a partire dal 1868, in un processo di profonda modernizzazione su linee occidentali che prese il nome di Restaurazione Meiji. In questo stesso periodo i rapporti si fecero via via sempre più stretti, culminando con la partecipazione dei due paesi a entrambe le guerre mondiali in qualità di alleati. Nel secondo dopoguerra Italia e Giappone furono interessati entrambi da un periodo di forte crescita economica, che permise loro di risollevarsi dalla situazione disastrosa in cui si erano ritrovati dopo la fine del conflitto e di stringere rinnovati accordi economici e commerciali, nonché attivi rapporti di collaborazione scientifica per lo sviluppo tecnologico.
Le relazioni moderne sono buone e l'Italia risulta essere uno dei paesi più amati in Giappone e una delle destinazioni turistiche europee più gettonate, grazie soprattutto al successo del marchio Made in Italy che ha contribuito, fin dagli anni novanta del XX secolo, ad accrescere l'apprezzamento dei giapponesi per la cultura italiana. D'altra parte anche gli italiani dimostrano di apprezzare la cultura giapponese, e sono molti gli eventi in Italia dedicati alla cultura di massa e alla tradizione e arte del Paese nipponico.
Storia
Primi contatti
Benché le relazioni tra Giappone e Italia siano iniziate formalmente con la firma del primo trattato di amicizia nel 1866, i primi contatti tra le due nazioni possono essere fatti risalire al XIII secolo, quando Marco Polo venne a conoscenza dell'esistenza del Giappone, che nel suo Milione chiamò Cipango (o Zipangu). Pur non avendo mai messo piede sul suolo giapponese, il navigatore veneziano descrisse il Paese nipponico come una grande isola indipendente piena di ricchezze[1].
Il Giappone rimase relativamente isolato e per questo immune all'influenza occidentale almeno fino al 1542, quando nel Paese asiatico approdò la prima nave europea insieme ai primi gesuiti portoghesi e italiani[1]. La prima missione giapponese in terra straniera partì invece nel 1582 su iniziativa del missionario Alessandro Valignano e dei daimyō cristiani Ōtomo Sōrin, Ōmura Sumitada e Arima Harunobu. La delegazione, passata alla storia come ambasciata Tenshō, era costituita da quattro giovani dignitari: Itō Mancio, Giuliano Nakaura, Martino Hara e Michele Chijiwa, ai quali si unì il padre gesuita Diogo de Mesquita che fece loro da interprete e ispiratore[2][3]. Essi giunsero in Italia nel 1585 venendo ricevuti a Roma da Papa Gregorio XIII e soprattutto dal suo successore Papa Sisto V[4], il quale fece loro dono della Chiesa di Santa Maria dell'Orto, che da allora rappresenta il luogo di culto di riferimento per la comunità cattolica giapponese della capitale italiana[1]. Nel 1615 il daimyō di Sendai, Date Masamune, inviò un'ulteriore delegazione alla cui testa vi era il samurai Hasekura Tsunenaga. Quest'ultimo incontrò Papa Paolo V[5], a cui fece formale richiesta di un trattato commerciale tra Giappone e Messico (allora Vicereame della Nuova Spagna), oltre che l'invio di missionari cristiani in Giappone[6].
Inizio dei rapporti ufficiali
Nel corso del XIX secolo Italia e Giappone vissero periodi storici simili[1], caratterizzati da enormi cambiamenti della loro struttura politica e sociale. L'Italia infatti conseguì la propria unità nazionale nel 1861 durante il periodo noto come Risorgimento, mentre il Giappone vide la fine del sistema Bakufu e l'inizio nel 1868 di un processo di profonda modernizzazione su linee occidentali che prese il nome di Restaurazione Meiji.Questo periodo coincise anche con l'inizio delle relazioni formali tra i due paesi: nel 1860 attraccò a Nagasaki la prima nave mercantile italiana[1], mentre l'arrivo della pirocorvetta militare Magenta nel porto di Yokohama (27 maggio 1866) portò alla firma del trattato di amicizia e commercio il 25 agosto dello stesso anno[7], ratificato a Edo dal capitano Vittorio Arminjon[8]. Di conseguenza le navi italiane poterono espandere le loro attività anche ai porti di Kanagawa, Nagasaki e Hakodate[1]. Un anno più tardi Tokugawa Akitake, fratello minore dello shōgun Tokugawa Yoshinobu, si recò in Italia nell'ambito del primo viaggio ufficiale giapponese nel Paese europeo, che corrispose altresì all'ultimo viaggio ufficiale organizzato dallo shogunato Tokugawa, ormai prossimo alla sua caduta[9]. L'inizio dei rapporti ufficiali fu caratterizzato inoltre da un intenso scambio commerciale, che portò l'Italia, tra la fine del periodo Edo (1603-1868) e l'inizio del periodo Meiji (1868-1912), ad assorbire fino a un quinto delle esportazioni giapponesi di uova da baco da seta[10].
Nel 1873 giunse in Italia la missione Iwakura, organizzata dal nuovo governo nell'ambito della serie di misure prese dallo stesso volte a rinnovare il Giappone. Figura chiave delle relazioni tra i due paesi fu il conte Alessandro Fè d'Ostiani, designato ministro plenipotenziario per la Cina e il Giappone nel 1870, il quale accompagnò i membri della missione durante la loro visita. La missione visitò città quali Firenze, Napoli, Venezia e Roma, dove venne ricevuta da Vittorio Emanuele II. L'interesse principale per l'Italia fu diretto all'artigianato[11] e ai diversi aspetti della modernizzazione nel paese[12].
Nel frattempo alcuni italiani ottennero importanti cariche pubbliche e onorevoli all'interno del governo giapponese, a testimonianza della crescente influenza dell'Italia nel Paese nipponico. Edoardo Chiossone divenne nel 1872 direttore dell'Officina Carte e Valori del Ministero delle finanze, Alessandro Paternostro fu consigliere giuridico per il Ministero della giustizia dal 1885 al 1890, il generale Pompeo Grillo lavorò invece alla fonderia di Osaka dal 1884 al 1888[1][5], seguito dal maggiore Quaratesi dal 1889 al 1890[13] e dal maggiore Scipione Braccialini, che si occupò dell'insegnamento della balistica, dal 1892 al 1893[14].
Anche l'arte e la cultura giapponese finirono per subire l'influenza dell'Italia[1]: il pittore Antonio Fontanesi, lo scultore Vincenzo Ragusa e l'architetto Giovanni Vincenzo Cappelletti giunsero in Giappone nel 1876 invitati dal governo di Tokyo[15], nell'ambito del processo di modernizzazione fortemente voluto dell'imperatore Mutsuhito. Fontanesi divenne rettore e responsabile del dipartimento artistico della Scuola tecnica di belle arti di Tokyo[16], Ragusa ebbe un ruolo significativo nello sviluppo delle moderne arti scultoree giapponesi introducendo in Giappone le tecnologie di fusione del bronzo e altre tecniche europee di scultura[17], mentre Cappelletti progettò il museo militare Yūshūkan del santuario Yasukuni[18]. La popolarità dell'opera lirica in Italia portò invece allo sviluppo di un inedito genere musicale chiamato "opera giapponese", il quale a sua volta influenzò l'opera italiana, come nel caso di Madama Butterfly di Giacomo Puccini[1].
Nel 1894 venne stipulato un ulteriore accordo tra i due paesi che andò a rafforzare quello del 1866, mentre nel 1912 fu siglato un trattato di commercio e di navigazione[5]. Italia e Giappone fecero altresì parte dell'Alleanza delle otto nazioni che sedò la ribellione dei Boxer in Cina tra il 1899 e il 1901.
Durante prima e seconda guerra mondiale

Buoni amici in tre paesi (1938): cartolina di propaganda giapponese per celebrare la partecipazione dell'Italia al patto anticomintern il 6 novembre 1937. In alto, Hitler, Konoe e Mussolini sono ritratti in ciascun medaglione.
Durante la prima guerra mondiale i due paesi si ritrovarono alleati nella vittoria contro gli Imperi centrali. Dopo la guerra, il Regno d'Italia risultò essere una delle nazioni favorevoli alla clausola sull'uguaglianza razziale proposta dall'Impero giapponese durante la conferenza di pace di Parigi del 1919[19]. Le relazioni militari tra i due paesi proseguirono anche in occasione dell'intervento in Siberia (1918-1922), operazione che avvenne nel quadro generale di un più vasto piano di intervento delle potenze occidentali e del Giappone a sostegno delle forze dell'Armata Bianca contro l'Armata Rossa durante la guerra civile russa. Intanto, nel 1920, il pilota Arturo Ferrarin aveva portato a termine con successo il raid Roma-Tokyo, la cui realizzazione fu auspicata da Gabriele D'Annunzio e Harukichi Shimoi[20], e che rappresentò il primo collegamento aereo tra l'Europa e il Giappone[5].
La situazione venutasi a creare dopo il termine della prima guerra mondiale e il malcontento maturato in seguito al trattato di Versailles del 1919 spinsero l'Italia ad aderire nel 1937 al patto anticomintern[21] (accordo stretto un anno prima tra Giappone e Germania nazista con lo scopo di contrastare l'opera dell'Internazionale Comunista), il quale originò il primo embrione dell'alleanza tripartita che sarebbe poi stata formalizzata il 27 settembre 1940 a Berlino. Nel periodo intercorso tra questi due accordi Giappone e Italia allacciarono importanti contatti politici e diplomatici che sfociarono in vari accordi commerciali ed economici, suggellati dalla missione economica italiana a Nagasaki del 1938[22]. I rapporti tra i due paesi furono agevolati dal riconoscimento della sovranità italiana sull'Africa orientale da parte del Giappone, che permise l'apertura di importanti rotte commerciali tra quest'ultimo e le nuove colonie italiane[23][24]. Nel 1923 Keizō Shibusawa, che negli anni seguenti diverrà prima governatore della Banca del Giappone e poi ministro delle finanze, visitò l'Italia in occasione di uno dei suoi viaggi d'affari, soggiornando a Roma, Firenze e Milano[25].
Successivamente anche altri Stati entrarono a far parte della coalizione aderendo al patto tripartito (soprattutto nazioni insoddisfatte dell'assetto geopolitico venutosi a creare in seguito alla prima guerra mondiale), andando a formare le cosiddette potenze dell'Asse, le quali presero parte alla seconda guerra mondiale in contrapposizione ai paesi alleati. Tuttavia, con la firma dell'armistizio di Cassibile nel 1943, le relazioni tra Giappone e Italia subirono un brusco arresto: gli italiani che in quel momento si trovavano impegnati in operazioni militari in Giappone vennero infatti internati e rinchiusi in diversi campi di prigionia sparsi per il Paese nipponico[26]. Stessa sorte toccò a studiosi e intellettuali dell'epoca, come l'orientalista fiorentino Fosco Maraini. L'Impero giapponese mantenne comunque relazioni politico-economiche con la Repubblica Sociale Italiana per tutta la durata di quest'ultima (1943-1945), benché i rapporti tra i due Stati non furono mai idilliaci a causa di basilari divergenze di scopi bellici durante gli anni conclusivi del conflitto[27].
Rapporti dal secondo dopoguerra a oggi
Durante la guerra fredda il Giappone e l'Italia, entrambe uscite sconfitte dal secondo conflitto mondiale, ripresero a collaborare entrando a far parte del cosiddetto blocco occidentale (guidato dagli Stati Uniti d'America) che per circa mezzo secolo si contrappose politicamente e ideologicamente al blocco orientale (Unione Sovietica, alleati del patto di Varsavia e Paesi amici).Nello stesso periodo i due paesi furono interessati entrambi da una fase di forte crescita economica, che permise loro di risollevarsi dalla situazione disastrosa degli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. L'Italia, grazie al suo ruolo di nazione cerniera fra l'Europa occidentale, la Penisola balcanica, l'Europa centrale e l'Africa settentrionale, beneficiò a partire dal 1947 di consistenti aiuti da parte del Piano Marshall[28]. Questi, sommati al basso costo del lavoro, determinarono una grande espansione nell'economia del paese tra gli anni cinquanta e sessanta[29]. Allo stesso modo il Giappone, grazie all'assistenza degli Stati Uniti d'America e la concomitanza di alcuni fattori favorevoli (come il prezzo accessibile del petrolio, l'intervento del governo giapponese volto a sostenere le imprese nipponiche e la determinazione della gente nell'uscire in fretta dalla situazione deficitaria), riuscì a risolleverarsi velocemente imponendosi, già negli anni sessanta, come terza potenza economica al mondo[30]. Così, da paesi prevalentemente rurali, Italia e Giappone si ritrovarono a essere grandi potenze industriali e, sebbene i settori in cui riuscirono a imporsi differissero notevolmente l'uno dall'altro (si pensi al Made in Italy in Italia e ai prodotti elettronici in Giappone), entrambi riuscirono ad affermarsi in modo simile in quello automobilistico[1]. Proprio il successo del marchio Made in Italy negli anni novanta portò in quel periodo a un aumento considerevole dell'apprezzamento dei giapponesi per la cultura e tradizione italiana[31][32]. Tuttavia, dopo circa trent'anni di crescita, entrambi i paesi sperimentarono una lunga fase di recessione economica, aggravata dal comune fenomeno dell'invecchiamento della popolazione che a sua volta portò all'esplosione del debito pubblico e alla perdita di produttività e competitività nei sistemi di produzione delle due nazioni[33].
Nel 2002 l'allora presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi descrisse i rapporti tra i due paesi come fondati su una base di «un'ormai antica e salda amicizia, alimentati da una continua tradizione di scambio e collaborazione»[34]. Nel 2009 il governò giapponese donò all'Italia più 6 milioni di euro nell'ambito del progetto di assistenza e ricostruzione della città dell'Aquila, colpita da un terremoto nell'aprile di quell'anno[35]. Allo stesso modo l'Italia, nel 2011, si pose in prima linea per quanto riguarda la fornitura di aiuti umanitari verso il Giappone in seguito al terremoto e maremoto del Tōhoku, oltre a prodigarsi negli anni successivi in iniziative di solidarietà, provenienti soprattutto dal settore privato[36]. Nel 2014 il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi descrisse le relazioni con il Giappone come «assolutamente importanti e cruciali»[37].
L'Italia è uno dei Paesi più amati dalle donne e dai giovani giapponesi[31] e una delle destinazioni turistiche europee più gettonate[38], mentre la lingua italiana è una delle lingue più studiate[39][40]. In Italia hanno molto successo manifestazioni ed eventi dedicati alla cultura giapponese, soprattutto quelle incentrate sulla cultura di massa (anime, manga, cinematografia) e quelle dedicate alla gastronomia, all'arte e alla tradizione del Giappone[41].
Relazioni economiche e commerciali
Le relazioni economiche e commerciali tra le due nazioni nel complesso sono buone[42]. A partire dal 2011 le esportazioni italiane in Giappone hanno conosciuto una notevole accelerazione, grazie principalmente al rafforzamento dello yen e alla netta flessione delle importazioni dal Giappone, che ha determinato il primo avanzo commerciale a favore dell'Italia nella storia delle relazioni commerciali tra i due paesi. Negli anni precedenti infatti gli scambi commerciali tra Italia e Giappone avevano denotato una dinamica piuttosto stabile e costante, che rispecchiava in qualche modo la crescita limitata delle rispettive economie, con tassi decisamente inferiori alla media mondiale ed europea[32].Al 2012 i principali prodotti esportati dal Giappone verso l'Italia erano automobili (14,9%), motocicli (7,3%), motori (5,5%) e composti chimico-organici (4,3%), mentre l'Italia esportava soprattutto medicinali (21,6%), pelletteria (10,0%), abbigliamento (9,8%) e composti chimico-organici (5,0%)[42], oltre a macchinari per l'industria e beni agro-alimentari[32]. Sempre nel 2012 le aziende giapponesi inserite nel mercato italiano erano 217, concentrate principalmente nel settore meccanico, elettronico, chimico e tessile, oltre che in ambito commerciale. Le aziende italiane in Giappone erano invece 68 e attive, oltre che nell'abbigliamento, anche nel settore settore automobilistico, motociclistico e alimentare, nonché nel settore della ristorazione e dell'import-export, soprattutto di prodotti alimentari[32][42].
Relazioni politiche
Le relazioni politiche tra Giappone e Italia sono buone[35]: entrambi i paesi fanno parte dell'esecutivo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ed entrambi sono membri del G7 (rispettivamente in seconda e sesta posizione[43]) e del G8. Per questo motivo nel corso degli anni vi sono state numerose visite ufficiali di personalità giapponesi in Italia e viceversa[35][44]:
Anno | Visitatore |
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1953 | Principe ereditario Akihito |
1954 | Primo ministro Shigeru Yoshida con la figlia Kazuko |
1959 | Primo ministro Nobusuke Kishi |
1962 | Ministro degli esteri Masayoshi Ōhira Primo ministro Hayato Ikeda |
1965 | Principe Hitachi Ministro degli esteri Etsusaburo Shiina |
1968 | Presidente della Camera dei rappresentanti Mitsujirō Ishii |
1973 | Ministro degli esteri Masayoshi Ōhira |
1980 | Ministro degli esteri Saburō Ōkita Ministro delle finanze Noboru Takeshita Ministro dell'industria e del commercio internazionale Yoshitake Sasaki |
1981 | Primo ministro Zenkō Suzuki Ministro degli esteri Sunao Sonoda |
1983 | Ministro degli esteri Shintarō Abe |
1985 | Primo ministro Yasuhiro Nakasone |
1986 | Ministro degli esteri Tadashi Kuranari |
1987 | Primo ministro Yasuhiro Nakasone Ministro degli esteri Tadashi Kuranari Ministro delle finanze Kiichi Miyazawa |
1988 | Primo ministro Noboru Takeshita |
1993 | Imperatore Akihito e imperatrice Michiko |
1994 | Primo ministro Tsutomu Hata Primo ministro Tomiichi Murayama Ministro degli esteri Yōhei Kōno Ministro delle finanze Masayoshi Takemura Ministro dell'industria e del commercio internazionale Ryūtarō Hashimoto |
1995 | Principe Takamado e principessa Takamado |
1996 | Ministro dell'agricoltura, dei beni forestali e della pesca Takao Fujimoto |
1999 | Primo ministro Keizō Obuchi Ministro del lavoro Akira Amari |
2000 | Primo ministro Yoshirō Mori Ministro degli esteri Yōhei Kōno |
2001 | Primo ministro Jun'ichirō Koizumi Ministro degli esteri Makiko Tanaka Ministro delle finanze Masajūrō Shiokawa Ministro della riforma amministrativa Shintarō Ishihara |
2002 | Ministro dell'agricoltura Tsutomu Takebe Ministro del welfare e del lavoro Chikara Sakaguchi Ministro dell'economia Heizō Takenaka Ministro di Stato per Okinawa e i territori settentrionali Kōji Omi Ministro dell'interno e delle comunicazioni Yoshihiro Katayama Principessa Sayako |
2003 | Presidente della Camera dei rappresentanti Tamisuke Watanuki Principe Hitachi e principessa Hitachi Ministro dell'ambiente Yuriko Koike Ministro dell'agricoltura Yoshiyuki Kamei |
2004 | Ministro dell'economia Heizō Takenaka Ministro del territorio, delle infrastrutture e dei trasporti Shintarō Ishihara Primo ministro Yasuhiro Nakasone |
2006 | Presidente della camera dei rappresentanti Tarō Kōno |
2007 | Ministro della difesa Fumio Kyūma Ministro della giustizia Kunio Hatoyama |
2008 | Primo ministro Yasuo Fukuda Ministro dell'economia, del commercio e dell'industria Akira Amari Ministro dell'agricoltura, dei beni forestali e della pesca Masatoshi Wakabayashi Presidente della Camera dei rappresentanti Tarō Kōno |
2009 | Primo Ministro Tarō Asō Ministro degli esteri Yasuhiro Nakasone Ministro delle finanze Kaoru Yosano Ministro delle finanze Shōichi Nakagawa Ministro dell'economia, del commercio e dell'industria Toshihiro Nikai Ministro dell'agricoltura, dei beni forestali e della pesca Shigeru Ishiba Ministro dell'ambiente Tetsuo Saitō |
2010 | Principe Naruhito |
2011 | Ministro degli esteri Yutaka Banno Vice ministro degli esteri Chizuko Takahashi |
2012 | Ministro dell'agricoltura, dei beni forestali e della pesca Akira Gunji Presidente della commissione nazionale per la pubblica sicurezza Tadamasa Kodaira |
2016 | Principe Akishino e Principessa Akishino |
Anno | Visitatore |
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1955 | Ministro degli esteri Gaetano Martino |
1961 | Ministro degli esteri Antonio Segni |
1965 | Ministro del commercio estero Bernardo Mattarella |
1969 | Ministero del commercio con l'estero Vittorino Colombo Ministero dell'agricoltura e delle foreste Athos Valsecchi |
1970 | Presidente della commissione Esteri del Senato Giuseppe Pella Ministro degli esteri Aldo Moro |
1973 | Primo ministro Giulio Andreotti |
1974 | Ministero della marina mercantile Dionigi Coppo |
1975 | Ministero della marina mercantile Giovanni Gioia |
1977 | Presidente del Senato della Repubblica Amintore Fanfani |
1978 | Ministero dei lavori pubblici Gaetano Stammati Ministro degli esteri Arnaldo Forlani |
1979 | Primo ministro Giulio Andreotti Ministro degli esteri Arnaldo Forlani Ministro del tesoro Filippo Maria Pandolfi |
1980 | Ministero della marina mercantile Nicola Signorello Ministero per i beni culturali e ambientali Oddo Biasini |
1982 | Presidente della Repubblica Sandro Pertini |
1984 | Ministero del lavoro e della previdenza sociale Gianni De Michelis |
1985 | Ministero dell'industria e del commercio Renato Altissimo Ministro del tesoro Giovanni Goria Ministero della pubblica istruzione Franca Falcucci |
1986 | Ministero del lavoro e della previdenza sociale Gianni De Michelis Primo ministro Bettino Craxi Ministro degli esteri Giulio Andreotti Ministro del tesoro Giovanni Goria |
1987 | Primo ministro Amintore Fanfani |
1988 | Ministero del commercio con l'estero Renato Ruggiero |
1989 | Presidente della Repubblica Francesco Cossiga Primo ministro Ciriaco De Mita Ministro degli esteri Giulio Andreotti |
1993 | Ministro degli esteri Emilio Colombo e ministro del tesoro Piero Barucci Primo ministro Carlo Azeglio Ciampi Ministro degli esteri Beniamino Andreatta |
1994 | Ministro dell'università e della ricerca scientifica Stefano Podestà |
1997 | Ministro degli esteri Lamberto Dini Primo ministro Romano Prodi Ministro dell'ambiente Edoardo Ronchi Ministro del lavoro Tiziano Treu |
1998 | Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro |
2000 | Primo ministro Giuliano Amato Ministro degli esteri Lamberto Dini Ministro delle finanze Vincenzo Visco |
2001 | Ministro degli esteri Lamberto Dini Ministro delle attività produttive Antonio Marzano |
2002 | Ministro delle politiche agricole e forestali Gianni Alemanno Ministro delle attività produttive Antonio Marzano |
2003 | Presidente della camera dei deputati Pier Ferdinando Casini |
2004 | Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Letizia Moratti |
2005 | Presidente del Senato Marcello Pera Ministro delle attività produttive Claudio Scajola Ministro per i beni e le attività culturali Rocco Buttiglione |
2007 | Primo ministro Romano Prodi Vice primo ministro e ministro degli esteri Massimo D'Alema Vice primo ministro e ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro |
2008 | Primo ministro Silvio Berlusconi Ministro degli esteri Franco Frattini Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Stefania Prestigiacomo Ministro dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola |
2009 | Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano |
2010 | Sindaco di Roma Gianni Alemanno |
2012 | Primo ministro Mario Monti Ministro della difesa Giampaolo Di Paola Ministro dell'economia Vittorio Grilli |
2013 | Vice ministro degli affari esteri Marta Dassù |
2015 | Primo ministro Matteo Renzi |
Dati comparati
Nonostante appaiano piuttosto differenti sia etnicamente che culturalmente, Giappone e Italia hanno in comune alcuni aspetti: per entrambi i paesi le piccole e medie imprese rappresentano un'importante fetta del PIL[43], benché il debito pubblico del Giappone risulti essere quasi il doppio di quello italiano (226% contro 133% nel 2014) e il tasso di disoccupazione sia molto più basso in Giappone rispetto all'Italia (4% contro 12,2% nel 2014)[45]. Inoltre Italia e Giappone entro il 2050 risulteranno essere due delle nazioni più "vecchie" al mondo, con una percentuale di anziani sopra i 65 anni che raggiungerà il 36% e il 33% rispettivamente[46][47]. Oltre questo entrambi i Paesi dimostrano una certa predisposizione ai disastri naturali, soprattutto terremoti[43].![]() |
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Continente | Europa | Asia |
Popolazione | 60.483.973 (23º) (2017) | 126.496.000 (11º) (2018) |
Superficie | 302.073 km² | 372.824 km² |
Densità di popolazione | 200,23 ab./km² (42º) | 340,8 ab./km² (37º) |
Capitale | Roma | Tokyo |
Città più popolata | Roma – 2.872.800 ab. (2017) | Tokyo – 13.737.475 ab. (2017) |
Forma di governo | Repubblica parlamentare | Monarchia parlamentare |
Lingua ufficiale | Italiano | Giapponese (de facto) |
Religioni | 91,6% Cristianesimo, 6,72% non religiosi, 2,01% Islam (2008, vedi Religioni in Italia) |
67% non religiosi, 22% Buddhismo, 2% Cristianesimo (2011, vedi Religioni in Giappone)[48] |
Valuta | Euro | Yen |
PIL (nominale) | €1.838.470 milioni (pro capite $30.260) (2018) | $5.960.269 milioni (pro capite $38.917) (2015) |
Popolazione espatriata | 3.995 italiani risiedono in Giappone (2016)[49] | 7.718 giapponesi risiedono in Italia (2017)[50] |