Benvenuti nel mio nuovo blog. Verranno trattati tutti gli argomenti tranne MISTERI, ARTE e STORIA già presenti nei miei altri blog precedenti i cui link troverete qui sotto.
The Imperial March viene spesso identificata semplicemente come Darth Vader's Theme. Nei vari film (tranne che in Episodio IV: Una nuova speranza), la marcia accompagna il personaggio di Dart Fener (Darth Vader in originale) e le sue entrate in scena. Divenuta simbolo dell'impero stesso piuttosto che del solo Fener, il tema viene suonato anche all'arrivo dell'imperatore Palpatine sulla Morte Nera ne Il ritorno dello Jedi.
Il cinema italiano è in lutto dopo aver perso una delle sue attrici più famose. È morta all’età di 90 anni Monica Vitti, grandissima interprete di teatro, cinema e televisione, ritiratasi da tempo dalle scene.
È morta Monica Vitti, addio alla più grande di tutte: l’attrice aveva 90 anni.
E' una musica epica e commovente, la colonna sonora de "Il Gladiatore", di Ridley Scott, con Russell Crowe. Si chiama "Now we are free" (riferimento alla liberazione dei gladiatori) ed è stata composta da Hanz Zimmer. Un capolavoro che mette i brividi... Una curiosità: la lingua di questa canzone è inventata!
TRAMA GODZILLA VS. KONG
Godzilla vs Kong, il film diretto da Adam Wingard, è ambientato in un mondo in cui gli uomini convivono sulla Terra insieme ai mostri. La Monarch, la coalizione comune tra diversi governi che studia in mostri, avvia una rischiosa missione in terre sconosciute per scoprire le origini dei Titani, così da poterli conoscere più fondo e garantire all'uomo un futuro in piena tranquillità.
Nel frattempo sull'isola di Skull Godzilla e Kong sono attratti da un'anomala attività sismica che metterà l'uno contro l'altro questi due potenti Titani per decretare chi tra loro è il Re dei Mostri, mentre il mondo intero si fa spettatore di questa battaglia.
Lo scontro tra i due mostri, però, nasconde un'oscura cospirazione, le fazioni rivali, infatti, decise a manipolare i Titani, rischiano di cancellare le creature dalla faccia della Terra così come qualsiasi traccia di vita sul pianeta.
The New Mutants, film diretto da Josh Boone, è un cinecomic a tinte horror legato alla saga degli X-Men e si svolge tra le mura opprimenti dell'ospedale dove cinque mutanti adolescenti, provenienti da diverse parti del mondo, sono trattenuti contro la loro volontà. I giovani protagonisti uniscono le forze per sfuggire al passato e salvare se stessi dalle fatali controindicazioni delle abilità di cui sono dotati. La scozzese Rahne Sinclair alias Wolfsbane (Maisie Williams) può trasformarsi ad esempio in lupo feroce, mentre la sorellina di Colosso, Illyana Rasputin in arte Magik (Anya Taylor-Joy) riesce a teletrasportarsi manipolando potenti dischi magici. Il timido Sam Guthrie del Kentucky detto Cannonball (Charlie Heaton) crea campi di energia che gli permettono di volare, quando il campione brasiliano Roberto da Costa conosciuto come Sunspot (Henry Zaga) è in grado di manipolare l'energia solare. A completare la cinquina di Nuovi Mutanti, Danielle Moonstar soprannominata Mirage (Blu Hunt), ragazza appartenente alla tribù indiana dei Cheyenne, capace di generare realistiche illusioni a partire dalle paure e i desideri di chi le sta di fronte. Su di loro veglia Cecilia Reyes (Alice Braga), una dottoressa con una dote alquanto particolare. Il quintetto dovrà unire le forze per combattere contro un demone.
PS : L'esercito americano già dagli anni cinquanta stava studiando un super esercito con soldati aventi doti paranormali. Per saperne di più leggere il seguente articolo :
PARASITE E VERGA (I MALAVOGLIA): UN NUOVO CICLO DEI VINTI. PARASITE, uno dei film più drammatici e toccanti degli ultimi anni. Un regista che ha saputo raccontare il terrore di un mondo in cui il sogno s’infrange davanti a una #societa sempre più rigidamente divisa fra ricchi e poveri.
L'imperatore Palpatine "resuscita" dalla morte e torna per vendicarsi.
TRAMA STAR WARS: L'ASCESA DI SKYWALKER
Star Wars: L'ascesa di Skywalker,
film diretto da J.J. Abrams, è il terzo capitolo della nuova trilogia
di Guerre Stellari ed è l'episodio finale epico dell'epopea su
Skywalker. Un anno dopo gli eventi del precedente film, Gli ultimi Jedi,
la Resistenza sopravvissuta o quello che ne rimane affronta ancora una
volta il Primo Ordine. Dopo che la Resistenza è stata decimata dal Primo
Ordine, si tentano nuove alleanze: per questo vediamo per la prima
volta Finn (John Boyega), Poe (Oscar Isaac) e Rey uniti per combattere fianco a fianco. Dal passato tornano nuove minacce, come Palpatine (Ian McDiarmid),
il cui trono si erge minaccioso nel trailer, circondato dai ghiacci.
Non si sa però quale sia la forma che l'Imperatore prenderà in questo
film.
Al tempo stesso l'antica battaglia tra Jedi e Sith sembra aver raggiunto
l'apice, mettendo un punto definitivo alla saga di Skywalker. Il film
permetterà di scoprire di più anche sul passato di Rey (Daisy Ridley),
l'eroina della nuova trilogia che sembra aver definitamente abbracciato
il Lato Chiaro della Resistenza, e quindi sull'identità dei genitori,
che secondo i capitoli precedenti l'hanno abbandonata in tenera età.
Sarà proprio lo scontro tra Rey e Kylo Ren (Adam Driver)
il motore su cui ruoterà il film e ne abbiamo un assaggio già nel
trailer, dove in una scena i due si affrontano sotto la pioggia su
quella che sembra la carcassa di una seconda Morte Nera distrutta. Ma
non stupirebbe un'alleanza tra Rey e Kylo Ren.
I fan della saga sono stati colpiti in particolare da una frase del
trailer, quella di C-3PO che lascia presagire un addio definitivo del
robot, sebbene sia sempre stato di temperamento molto pessimista.
Terminator: Destino Oscuro,
sesto film della celebre saga creata da James Cameron con il primo
capitolo del 1984, è un sequel diretto dei primi due film ed è
ambientato 27 anni dopo gli avvenimenti di Terminator 2. Protagonista
della storia è ancora Sarah Connor (Linda Hamilton), ormai esperta cacciatrice di macchine, che questa volta si ritrova a dover salvare una ragazza di nome Dani Ramos (Natalia Reyes).
A dare la caccia alla giovane è un nuovo modello di cyborg, il Rev-9,
realizzato in metallico liquido, in grado di sdoppiarsi e con capacità
maggiori. È stato inviato dal futuro da Skynet, il supercomputer che ha
preso il controllo del futuro, così come in precedenza aveva inviato
Terminator indietro nel tempo per impedire la nascita di John Connor.
Di risposta la resistenza ha incaricato un'ibirda metà umana e metà cyborg di nome Grace (Mackenzie Davis),
di proteggere Dani e, nonostante le prime divergenze, riesce a
costruire un rapporto di amicizia con Sarah Connor.
Tuttavia i geni
potenziati di Grace e le svariate armi di Sarah, le due non riescono ad
abbattere il temibile Rev 9 e l'unica via di salvezza sembra essere la
fuga. Ma non si può scappare per sempre, così le donne si vedono
costrette a rivolgersi al "vecchio" modello di Terminator (Arnold Schwarzenegger),
il T-800, l'unico che può provare ad aiutarle a salvare non solo la
giovane, ma anche il futuro. Riuscirà la macchina programmata per
uccidere ad annientare il nuovo cyborg micidiale?
In seguito alle azioni di Thanos nel precedente Avengers: Infinity War
la popolazione dell'intero universo è stata dimezzata e tra i caduti ci sono stati anche Spider Man e Nick Fury. Ma prima di morire questi è riuscito a
lanciare un messaggio nello spazio alla potentissima Capitan Marvel, che
tornata sulla Terra e di fronte a un gruppo di Avengers afflitto dalla
sconfitta e dal lutto, vuole prendere le cose in mano. Quello che ha
fatto Thanos però non si può risolvere con la semplice super forza e i
colpi di energia. Gli Avengers proveranno a tornare indietro nel tempo tramite la fisica quantistica nel periodo dove tutto cominciò cercando di impedire a Thanos di impossessarsi delle sei gemme dell'Infinito e facendolo diventare invincibile. Avranno però solo una occasione per non ripetere la sconfitta.
"La sposa" vola a Tokyo per la resa dei conti con la sua Katana. Riesce a trovare una moto ed a seguire O-Ren Ishii, la donna boss della mafia giapponese Yakuza. Naturalmente la donna è scortata dalle sue guardie del corpo in moto anche esse con la Katana. Grandioso il brano musicale virtuosistico Green Hornet Theme dove ci si sono cimentate diverse orchestre.
«No, in questo momento sono io, all'apice del mio masochismo.»
(Bill prima di sparare a La Sposa)
Prologo[
( in bianco e nero)
Una sposa ferita e coperta di sangue; passi di stivali su un pavimento di legno. L'uomo con gli stivali, Bill, ha sparato in testa alla Sposa, incinta di suo figlio.
Capitolo 1: 2 ( chapter one: 2)
La città di Pasadena, California. La Sposa attacca Vernita Green,
una delle responsabili del massacro ai Due Pini insieme ad altre tre
persone.
La lotta fra le due è interrotta dall'arrivo della figlia di Vernita,
Nikki, in quanto la Sposa non vuole compiere la propria vendetta davanti
alla bimba. Spostatesi in cucina, Vernita prova a scusarsi e,
proponendole di scontrarsi altrove la notte stessa, le spara a
tradimento. Evitato il colpo, la Sposa lancia un coltello alla donna,
uccidendola.
La piccola Nikki, che non aveva rispettato il divieto della madre,
assiste allibita alla scena: la Sposa le dice che non avrebbe mai voluto
uccidere Vernita davanti alla figlioletta ma la scorrettezza dell'altra
lo ha reso inevitabile. Tuttavia, dice a Nikki che, se quando sarà
grande vorrà vendicarsi, lei la aspetterà. Dopodiché, si dirige verso la
sua prossima vittima.
Capitolo 2: La Sposa imbrattata di sangue
- Flashback: 4 anni e 6 mesi prima
Il giorno del massacro alla chiesa dei Due Pini, lo sceriffo Earl
McGraw si dirige verso il luogo della strage, chiamato da suo figlio.
Giunto sul posto, McGraw asserisce si tratti di un lavoro da
professionisti e che solo una mente folle può avere ordito quella
carneficina. Earl si avvicina al corpo della Sposa, che all'improvviso
gli sputa in faccia: la donna, incredibilmente, è ancora viva. Il figlio
dello sceriffo riferisce inoltre al padre che la donna si chiama Arlene
Machiavelli, ma i poliziotti hanno già scoperto che il nome è un falso:
per questo la donna verrà chiamata «la Sposa». La Sposa viene portata
in ospedale, dove qualche giorno dopo, Elle Driver, una dei membri della vipere mortali,
che aveva preso parte al massacro insieme a Vernita, arriva per
ucciderla tramite iniezione letale. Bill, un uomo misterioso che non
viene mai inquadrato per tutta la durata del film e che si scopre essere
il capo della squadra nonché il mandante degli omicidi, resosi conto
che ucciderla nel suo letto d'ospedale e in quello stato sarebbe un atto
che non avrebbe fatto onore a loro stessi, ferma Elle. La donna,
innamorata di Bill, si infuria a morte convincendosi che l'uomo provi
ancora dei sentimenti per la donna in coma, tranquillizzandosi solo nel
momento in cui Bill le promette che, se la sposa si dovesse svegliare,
le faranno tante altre terribili cose.
- 4 anni dopo
La Sposa si sveglia nel suo letto d'ospedale grazie a una puntura di
zanzara, proprio quando l'infermiere Buck sta per farla stuprare da un
camionista. Nei quattro anni di coma, Buck ha guadagnato una notevole
somma di denaro permettendo a depravati di intrattenere rapporti con la
Sposa.
(EN)
«My name is Buck and I'm here to FUCK...»
(IT)
«Mi chiamo Buck e sono qui per fottere...»
(Kill Bill vol. 1)
Mentre il camionista sta per baciare la Sposa, questa, che era
rimasta immobile fingendo il coma, gli azzanna prima il labbro inferiore
e poi lo sgozza. Si alza dunque dal letto, cadendo però per terra per
via della mancata riabilitazione fisica. Nonostante questo, riesce ad
uccidere Buck, spappolandogli la testa con una porta metallica. La donna
raccoglie allora le chiavi dell'auto di Buck, la «Pussy Wagon». Dentro
l'auto, la Sposa comincia la sua riabilitazione motoria grazie ad una
tecnica orientale di concentrazione.
Capitolo 3: Le origini di O-Ren
Per spiegare con chi la Sposa sta per andare a regolare i conti, viene raccontata la traumatica infanzia di O-Ren Ishii.
O-Ren è una nippo-cinese-americana che visse a Tokyo
come una comune bambina solo sino all'età di 9 anni. A quell'età, la
piccola ebbe la sua prima esperienza con la morte: lo spietato boss
Matsumoto uccise prima suo padre e poi sua madre. O-Ren giurò vendetta
su quegli uomini che l'avevano condannata a un'infanzia da orfana. Il
caso volle che il boss Matsumoto fosse un pedofilo
e che quindi O-Ren, che era una bambina, vi si potesse avvicinare con
estrema facilità. La ragazzina, entrata nella camera del boss, lo uccise
con un colpo di katana. Anche le sue due guardie del corpo perirono sotto i colpi di O-Ren.
A 20 anni, O-Ren Ishii era una delle killer più temerarie e
spietate al mondo: in questo clima, O-Ren viene notata da Bill, che
l'assolda per entrare nella D.V.A.S. e la fa partecipare al massacro ai Due Pini.
Terminata la prima parte della storia, la Sposa riesce finalmente
a muovere l'alluce. Tredici ore dopo sale sulla macchina diretta
all'aeroporto e compra un biglietto aereo per Okinawa.
Capitolo 4: L'uomo di Okinawa
Ad Okinawa, in Giappone, la Sposa si reca dal leggendario Hattori Hanzō,
forgiatore delle spade più affilate e più potenti del mondo. Hanzo le
mostra le sue ultime spade, che fece durante la sua carriera ma, essendo
ormai in pensione, non fabbrica più le sue armi leggendarie.
La Sposa insiste di volere una delle sue spade, spiegando che uno dei
nemici che vuole uccidere in passato è stato uno dei suoi allievi.
L'espressione di Hattori Hanzo diventa improvvisamente sorpresa e
triste.
Avvicinandosi alla finestra della sua soffitta, osserva rammaricato una
foto per poi tracciare con un dito il nome "Bill" sul vetro.
L'uomo si rende conto della gravità della situazione: è stato lui
il maestro di Bill e ne sente tutta la responsabilità, ben sapendo che
l'allievo è diventato uno dei più terribili assassini al mondo.
Hattori Hanzo comunica alla Sposa che avrà bisogno di un mese per fare
la spada e le dà il permesso di dormire nella soffitta. La Sposa
avvicinatasi alla finestra cancella il nome Bill.
Hanzo infrange allora il giuramento che aveva fatto 28 anni prima e forgia una spada, una cosa che uccide.
Tra il rimorso, il rancore e la gloria, Hanzō dona alla Sposa quella
che lui definisce senza superbia la migliore delle sue armi. Nel mese di
tempo intercorso tra l'arrivo della Sposa e la forgiatura della spada,
la donna si è allenata per sconfiggere O-Ren, la numero 1 della sua Death List Five.
Capitolo 5: Resa dei Conti alla Casa delle Foglie Blu
Quattro anni dopo il massacro ai Due Pini, O-Ren sale al potere della Yakuza di Tokyo, insieme al suo entourage, capeggiato da Sofie Fatale, Johnny Mo, la folle Gogo e gli 88 Folli.
Contrario alla salita al potere di questa entourage è il boss Tanaka,
che vede in O-Ren il simbolo della decadenza del clan che i loro padri
da secoli onoravano. O-Ren ripaga l'affermazione di Tanaka decapitandolo
e usando questo avvenimento come monito a tutti gli altri che oseranno
intralciarla ribadendo le sue origini non puramente nipponiche.
Procuratasi una motocicletta, la Sposa si dirige alla Casa delle
Foglie Blu, dove O-Ren ed il suo entourage stanno banchettando. La donna
prende Sofie Fatale come ostaggio e le taglia un braccio, per poi
eliminare Gogo e le altre guardie del corpo lanciatesi all'attacco.
Gli 88 folli, capeggiati da Johnny Mo, giungono al locale ed affrontano
l'intrusa, venendo tutti sconfitti.
Nel giardino d'inverno personale di O-Ren, le due donne danno
dunque vita al loro combattimento: la Sposa, dapprima in difficoltà,
finisce per tagliare lo scalpo a O-Ren, scoperchiandole il cervello e
mostrando che la sua era realmente una spada di Hanzō. O-Ren rimane
allibita ma muore con onore.
La Sposa rivela poi a Sofie che le uniche due ragioni per cui la lascia in vita sono le informazioni sugli altri membri della D.V.A.S. e che Sofie racconti a Bill tutto quanto ha visto.
Sofie viene lasciata, mutilata, di fronte l'ospedale di Tokyo. Qualche giorno dopo, quando Bill la va a trovare, la donna gli racconta tutto ciò che la Sposa le ha chiesto di raccontare.
In aereo, la Sposa scrive la lista delle persone che ha già
ucciso (solo O-Ren Ishii) e che deve uccidere, ovvero le ultime quattro
mentre in ospedale Bill chiede a Sophie se la Sposa sa che sua figlia è
ancora viva.
Produzione
L'idea del film nacque sul set di Pulp Fiction, nel 1994. Tarantino e Uma Thurman, attrice protagonista in quel film, pensarono al film proprio ricordandosi la storiella del pilota che Mia raccontava a Vincent
nel locale. Sul set della scena, Tarantino e Uma si accordarono sul da
farsi per il film e pensarono che per la prima volta la donna dovesse
essere mostrata con il volto imbrattato di sangue: da qui «La sposa
imbrattata di sangue».
Dopo Pulp Fiction, però la Thurman e Tarantino divisero le loro strade; Uma continuò la sua carriera, Tarantino si dedicò a Niente di nuovo sotto il sole, un episodio della serie E.R. - Medici in prima linea. In questi anni Tarantino mise da parte il copione di Kill Bill per dedicarsi a un film di guerra (Bastardi senza gloria, uscito nel 2009), per poi trarre dal libroPunch al rum (Rum Punch) di Elmore Leonard il film Jackie Brown. Dopo tre anni da Jackie Brown, il regista incontrò nuovamente Uma Thurman e pensò di poter riesumare lo script di Kill Bill che entrambi avevano iniziato a realizzare. Tarantino pensò di girare Kill Bill
come regalo di compleanno per i 30 anni compiuti da Uma. Dopo
l'inattesa gravidanza della donna (il regista non rinunciò comunque a
voler girare con lei) iniziarono le riprese del film.
Nonostante Tarantino abbia girato un'unica pellicola, per sua stessa ammissione i due film (volume 1 e volume 2) hanno degli elementi caratterizzanti. Se il secondo volume è più "occidentale", ispirato allo spaghetti-western, a Sergio Leone e a tutti i suoi miti ispiratori, questo primo film appare invece più proteso verso l'oriente, con le atmosfere da film di kung-fu, con riferimenti a film con Bruce Lee e capolavori del genere come Cinque dita di violenza. Non a caso, la versione giapponese del film contiene una dedica al regista nipponico Kinji Fukasaku, regista particolarmente ammirato da Tarantino per il suo stile violento e dinamico.
La sequenza in stile anime narrante il passato di O-Ren è a cura di Production I.G per la regia di Mamoru Oshii, rispettivamente studio d'animazione e regista giapponese famosi per il film di animazione Ghost in the Shell.
Grande film candidato al premio Oscar. Una grande lezione contro il razzismo. Ispirato ad una storia vera. MYSTERIUM
Recensione di
Paola Casella
mercoledì 24 ottobre 2018
New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale
deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony
ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario
per quei due mesi. L'occasione buona si presenta nella forma del dottor
Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti
con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall'Iowa al Mississipi.
Peccato che Shirley sia afroamericano, in un'epoca in cui la pelle nera
non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony,
italoamericano cresciuto con l'idea che i neri siano animali, abbia
sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.
Green Book è basato
sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del
suo autista temporaneo nel loro viaggio attraverso il pregiudizio
razziale e le reciproche differenze.
Il musicista nero è istruito,
parla molte lingue, veste come un damerino e non sopporta volgarità e
bassezze, mentre Tony Lip è ignorante, parla con un pesante accento del
Bronx costellato di espressioni pseudoitaliane, mangia sempre fast food
con le mani e quelle mani le mena volentieri. Ma anche per questo Tony è
l'uomo giusto per accompagnare il raffinato musicista di colore e
risolvere a modo suo i tanti problemi che l'improbabile duo incontrerà
lungo il cammino.
Sarebbe troppo facile etichettare Green Book come un A spasso con Daisy
a parti invertite, e non farebbe giustizia ai molti livelli che questo
film smaccatamente mainstream nasconde sotto la patina ultracool di
un'America anni Sessanta in cui la musica, gli abiti e gli ambienti sono
letteralmente da urlo. Ma alla regia c'è Peter Farrelly, metà del duo
di fratelli che ha sdoganato il politically incorrect sul grande schermo
con film come Tutti pazzi per Mary e Scemo & più scemo,
e chi meglio di lui poteva attraversare gli stereotipi etnci e razziali
senza negarli, costruendo una storia (scritta insieme a Brian Currie, anche produttore, e a Nick Vallelonga) che è per tre quarti commedia esilarante e per il restante quarto dramma ancora attuale?
La forza motrice di Green Book
sono i due interpreti: Viggo Mortensen nei panni dell'italoamericano
rozzo e refrattario alle regole, ma dotato di innati buon senso e buon
cuore, e Mahershala Ali in quelli del musicista nero colto e misurato. E
poiché la loro interazione deve portare ad una reciproca crescita,
oltre che ad una reciproca comprensione, Tony Lip dovrà imparare dal suo
passeggero che i piccoli imbrogli, le botte e le "stronzate" tengono
quelli come lui ancorati al gradino più basso della scala sociale, così
come Don Shirley dovrà riconnettersi con la sua "negritudo" e smettere
di guardare le persone del suo colore come corpi estranei.
Il 'Green Book' del titolo è una guida per automobilisti afroamericani,
costretti a guidare solo su alcune strade e a soggiornare solo nei
locali a loro assegnati, ma il film di Farrelly (che conta fra i
produttori esecutivi anche Octavia Spencer) va a zig zag attraverso territori proibiti e consuetudini tacitamente accettate. Green Book
è un vero spasso, un classico film americano da grande pubblico
scritto, diretto e interpretato con tutti gli attributi, e anche ciò che
potrebbe sembrare eccessivamente piacione nasconde invece una misura
non trascurabile di coraggio e dignità.
" Se ha deciso di andare nel profondo Sud avrà bisogno della mia protezione, eccome se ne avrà bisogno!" - Tony Lip a Shirley
Sul grande schermo il super eroe Marvel Venom, principale antagonista dell'uomo ragno.
Venom, il protettore letale, uno dei
personaggi Marvel più enigmatici, complessi e tosti arriva sul grande
schermo interpretato dall'attore candidato all'Oscar Tom Hardy.
Nel film diretto da Ruben Fleischer, Hardy è il giornalista investigativo Eddie Brock,
il quale, nel tentativo di rianimare la sua carriera, inizia ad
indagare su uno scandalo che coinvolge la Life Foundation, una
sofisticata organizzazione senza scrupoli formata da un gruppo
survivalista, entra in contatto con un'entità aliena con la quale si
fonde ottennendo superpoteri. Il rapporto tra Brock e il simbionte è
quello di un "ibrido" con i due personaggi che condividono lo stesso
corpo e che si vedono costretti da lavorare insieme.
Nel film Michelle Williams interpreta Anne Weying, procuratore distrettuale nonché fidanzata di Brock, mentre Riz Ahmed è Carlton Drake,
leader della Life Foundation, principale artefice delle sperimentazioni
sui simbionti. Di lui s'impossesserà uno di loro, trasformandolo in Riot, principale rivale di Venom.
Il nuovo film MarvelAvengers: Infinity War
porta sul grande schermo la più grande e fatale resa dei conti di tutti
i tempi. Dopo gli eventi di Captain America: Civil War il gruppo di
Vendicatori si divide, con Captain America/Steve Rogers (Chris Evans) che lascia cadere a terra il suo scudo. Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.),
rimasto senza plotone alle spalle, impiega tutti i mezzi a disposizione
per difendere il pianeta dall'ennesimo attacco alieno, dalle armature
high tech di sua invenzione, ai finanziamenti da "miliardario playboy
filantropo". Il nuovo nemico, Thanos (Josh Brolin),
un potente tiranno intergalattico, è deciso a conquistare l'universo
sfruttando il potere delle Gemme dell'Infinito, alcune delle quali
finite nelle mani dell'avido Collezionista (Benicio del Toro)
famoso cacciatore di artefatti spaziali. La minaccia imminente richiede
l'intervento di tutti gli Avengers della formazione originale: Captain
America, lo scienziato Bruce Banner (Mark Ruffalo) e il suo irascibile alter ego Hulk, Il dio del tuono Thor (Chris Hemsworth), la spia Vedova Nera (Scarlett Johansson), l'infallibile arciere Occhio di Falco (Jeremy Renner); al fianco dell'arrampicamuri Spider-Man (Tom Holland), dell'androide Visione (Paul Bettany)
e di tutti i loro alleati. Ma le forze dispiegate non saranno ancora
sufficienti a neutralizzare l'invincibile alieno. Per fortuna un aiuto
arriverà dai confini della Galassia, dove Star Lord (Chris Pratt) e la sua sgangherata banda di Guardiani attendono impazienti.
Uno dei più grandi successi del cinema italiano degli ultimi 10 anni è stato sicuramente Benvenuti al Sud, riuscito remake della commedia francese Giù al nord, in cui si evidenziavano, con vizi e virtù, le differenze tra il Nord e il Sud Italia. Regista dell’operazione fu Luca Miniero. Oggi, dopo qualche risultato al di sotto delle aspettative, il regista cerca fortuna con un nuovo remake, Sono tornato, riadattamento del film tedesco del 2014 Lui è tornato.
Sono tornato: la sinossi
Se nel film tedesco era Hitler a ritrovarsi in una Berlino del 2014, e nel film di Miniero succede qualcosa
di molto simile. Benito Mussolini, infatti, ritorna dal mondo dei morti
e si ritrova a Piazza Vittorio, a Roma. Il dittatore si trova spaesato,
in quanto, ritrovatosi nell’Aprile 2017, si sorprende di quanto la
società, tra matrimoni gay e globalizzazione, si sia evoluta. Insieme ad
Andrea Canaletti, reporter che cerca la sua fortuna nell’emittente
Mondo TV, cercherà di riottenere il consenso degli italiani e di
riprendere l’opera lasciata incompiuta circa 70 anni fa, ma le polemiche
non tarderanno…
Sono tornato: le nostre impressioni
Se con Benvenuti al Sud Miniero, pur utilizzando dei simbolismi già visti, aveva divertito anche grazie all’ottima coppia Bisio-Siani, con questo
film punta in alto, creando una commedia dal sapore amaro e dalle
sfumature politiche, senza però convincere il suo pubblico. Se
inizialmente lo stile amatoriale del film ci diverte abbastanza
(riprende, infatti, dal film originale l’idea del documentario e delle
interviste improvvisate), il risultato e la velata critica alla società e
alla politica di oggi puzza di populismo e banalità. La sceneggiatura risulta confusionaria,
con molte storie sviluppate, alcune anche inutilmente, ed alcune di
esse lasciate incomplete. Se Miniero avesse concentrato tutto il film
sul viaggio di Mussolini nell’Italia di oggi, alle prese con tecnologie e
le problematiche odierne, forse avrebbe strappato qualche sorriso e
qualche riflessione in più. A salvare un film abbastanza mediocre è un’ottima interpretazione di Massimo Popolizio,
credibile e divertente nei panni del dittatore fascista. Frank Matano,
oramai sempre più in ascesa tra cinema e TV, fa se stesso finchè nuota
nel registro della commedia, ma perde qualsiasi forma di credibilità
allontanandosi dal suo stagno. Nei panni della Bellini, invece, troviamo
una Stefania Rocca abbastanza incolore.
Sono tornato è l’ennesima occasione sprecata di un cinema italiano
che cerca di fare riflettere facendo allo stesso tempo divertire. Il
tema della critica politica risulta trattato in maniera populista e
banale e il film risulta sviluppato solo a tratti. Degna di menzione
positiva è solo la buona interpretazione di Massimo Popolizio nei panni
di un credibile Benito Mussolini.
Sono tornato: Mussolini, le due Italie e il potere dei media
6-8 minuti
Non c’è nessun fine nascosto in Sono tornato, come del resto non ce n’era uno in Lui è tornato
(l’originale tedesco di cui questo è un adattamento), sono entrambi
film che dichiaratamente vogliono rappresentare il proprio paese,
vogliono raccontare le persone a partire dal rimosso politico più forte
della propria storia. E se da noi il fascismo (e Mussolini) non è certo un tabù collettivo e una vergogna nazionale come in Germania è il nazismo (e Hitler),
ma più una parte della memoria nazionale che la politica come le
persone tendono a considerare un terreno di negoziazione, è vero che al
pari della Germania il rapporto attuale con i valori espressi e profusi
durante la dittatura è un’ottima maniera per raccontare il paese, specie
in una fase di superamento del nazionalismo. In questo senso ci sono due rappresentazioni contrastanti dell’Italia in Sono tornato:
la prima è quella che vive Mussolini, resuscitato nel presente in un
paese che ai suoi occhi è troppo progressista e ai nostri (che in quel
momento lo vediamo tramite i suoi) appare incredibilmente avanti, moderno e tollerante grazie a matrimoni gay, presenza di altre etnie, diritti delle donne e grandi libertà individuali. Tutto è per lui uno shock e per noi una conferma dei passi in avanti fatti La seconda rappresentazione, più profonda, si scopre lentamente lungo il film ed è quella di una parte di paese che cova desideri nostalgici
di uomini forti e supremazia razziale. Il film lo mostra attraverso le
riprese di Massimo Popolizio (Mussolini) e Frank Matano (un giornalista
al suo seguito) che girano per l’Italia facendo domande a persone per
strada o nei negozi, le quali rispondono alle volte secondo copione,
altre invece in maniera spontanea (la differenza è che nel secondo caso i
loro volti sono oscurati). Il contrasto tra le due Italie non stupisce in un film di Luca Miniero,
regista e sceneggiatore del conflitto nazionale, fino ad oggi
specializzato nella convivenza faticosa di due tradizioni italiane (la
meridionale e la settentrionale) come visto in Incantesimo napoletano, Benvenuti al Sud/Nord, Un boss in salotto e La scuola più bella del mondo(il suo ultimo film, Non c’è più religione, raccontava invece come la convivenza difficile delle religioni). E del resto le due Italie in Sono tornato, senza dubbio il suo film migliore, sono mostrate con un equilibrio (narrativo) impeccabile. Questo è un sottile ma determinante elemento di differenza tra la
nostra versione e quella originale tedesca, in cui l’accento è più
marcato sulla mancanza di nazionalismo e sul protezionismo
tedesco che Hitler non trova. Da noi Mussolini non maledice i politici
attuali per lo scarso interesse verso gli interessi italiani, fa
discorsi un po’ più vaghi, ricorre ai noti slogan e non
prende di petto alcun tema. È semmai la popolazione ad esprimersi più
di quanto non avvenisse nel film originale (in cui pure erano presenti
interviste fatte in giro per la Germania). I temi su cui lo fa sono sempre i più populisti, i più dibattuti e i meno determinanti ma più infervoranti: i crocefissi nelle scuole, i migranti
che in realtà sarebbero ricchissimi, il lavoro che viene rubato, i
furti, gli immancabili politici che si arricchiscono alle spalle degli
italiani e il più eterno degli evergreen, le maledette tasse. C’è insomma l’aspetto più prevedibile del nostro paese (ma anche quello effettivamente più veritiero) in Sono tornato,
tuttavia per quanto dai singoli discorsi non esca nulla di inatteso,
grazie alla partecipazioni del Mussolini resuscitato alla vita mediatica
italiana Sono tornato riesce a dire qualcosa.
La grande differenza con Lui è tornatoè infatti tutta concentrata nel finale. Il grande scontro risolutivo del film è tutto interno al sistema mediatico/televisivo
(nell’originale c’era invece una fuoriuscita nel cinema, con Hitler in
un film). Non solo appare una scelta molto adeguata al nostro scenario,
ma anche la maniera in cui è realizzata e il valore su cui fa leva (il
sempreverde “perdono italiano”) suonano azzeccati. È dunque nella TV che il Mussolini di Luca Miniero e Nicola Guaglianone
(co-sceneggiatore del film) vive i suoi alti e i suoi bassi. Nonostante
passi gran parte del film in giro per l’Italia come un politico di una
volta, nei campi e per le strade intento a capire il paese per poterlo
riconquistare, sarà poi una trasmissione a dargli il
vero lustro, saranno delle immagini registrate a metterlo in crisi di
popolarità, e infine sarà un’altra trasmissione a dargli un possibile
riscatto. Tutto ai danni del suo compagno, il giornalista/regista di Frank Matano che sogna di vincere il festival di Berlino (“Ma se vado avanti così al massimo vinco Locarno….”),
e che come tutti crede lui sia un attore comico che interpreta un
personaggio provocatoriamente uguale a Mussolini. Dettaglio, quello dell’ironia
sulla somiglianza di atteggiamento con il duce, che pure ci ricorda più
di una figura politica locale e come abbia costruito su quel ricordo il
proprio successo. Che alla fine il film racconti le tendenze nostalgiche
reali dell’Italia ma anche la maniera in cui queste sono sia osteggiate
da una certa parte sia non considerate da altre lo si vede sui titoli
di coda in cui il duce con una macchina d’epoca si muove per il centro
di Roma passando accanto a molti turisti divertiti dalla mascherata,
alcuni extracomunitari stranamente contenti, molti curiosi che
fotografano, qualche entusiasta che saluta romanamente e altri meno
lieti che protestano silenziosamente con un pugno chiuso comunista.
Mentre il Primo Ordine si prepara a stroncare quel che resta della
Resistenza, Rey consegna a Luke Skywalker la spada laser che fu sua,
invitandolo a interrompere il suo esilio per salvare il mondo libero. Ma
Luke non ne vuole sapere e il Lato Oscuro tesse la sua trama letale
attorno agli ultimi ribelli.
Ormai è soprattutto una questione di aspettative. Un equilibrio tra la
voglia di voler bene a una saga che si è portata via una fetta della
nostra vita e l'inevitabile gelosia di chi avverte che quella fetta gli è
stata sottratta, modificata o peggio ridicolizzata. Un equilibrio
difficile da controllare, almeno quanto quello tra la Luce e il Lato
Oscuro della Forza.
Buono il film, azzeccattissima l'idea di assegnare il ruolo di Wonder Woman a Gal Gadot, la migliore del cast a mio avviso. Acquaman sarebbe un atlantideo ma assomiglia anche al dio greco del mare Poseidone, sia dall'aspetto che dal tridente.
Wonder Woman (Gal Gadot). La migliore nel film secondo il mio personale parere.
Justice League è un film del 2017 diretto da Zack Snyder e scritto da Chris Terrio e Joss Whedon,[2] a partire da un soggetto degli stessi Terrio e Snyder. Ispirato all'omonimo gruppo di supereroi dei fumetti DC Comics creato da Gardner Fox, il film è la quinta pellicola del DC Extended Universe (DCEU) ed è interpretato tra gli altri da Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Ezra Miller, Jason Momoa, Ray Fisher e Ciarán Hinds. In Justice League, Batman e Wonder Woman reclutano Flash, Aquaman e Cyborg per fronteggiare la minaccia dell'alieno Steppenwolf e del suo esercito di Parademoni. Il film è stato annunciato nell'ottobre del 2014, con Snyder alla
regia e Terrio incaricato di scrivere la sceneggiatura. Le riprese sono
cominciate l'11 aprile 2016 e si sono concluse il 1 ottobre. Nel maggio
del 2017, Snyder ha abbandonato il progetto in seguito ad un lutto
familiare, lasciando a Whedon la gestione della post-produzione e la regia delle riprese aggiuntive. Whedon è rimasto accreditato come co-sceneggiatore del film.[2]Justice League è stato distribuito il 16 novembre 2017 in Italia e il giorno seguente negli Stati Uniti, anche in 3D, IMAX e IMAX 3D.
Victor Stone / Cyborg, interpretato da Ray Fisher: un giovane atleta il cui corpo, dopo essere stato ricostruito da una delle Scatole Madri in seguito ad un incidente quasi fatale, ha acquisito il potere di controllare e fondersi con la tecnologia.[7][6] Fisher ha interpretato il personaggio quasi completamente attraverso l'uso della motion capture.[10]