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22/05/2021

Sing,Sing,Sing - Swing - (Louis Prima, 1936)

Sing, Sing, Sing (With a Swing) è un brano musicale del 1936, scritto da Louis Prima ed originariamente registrato da Prima con la New Orleans Gang che lo pubblicò nel 1936 attraverso l'etichetta Brunswick Records (con It's Been So Long come lato B).

Considerato uno dei brani più rappresentativi del genere big band e swing, è stato interpretato in celebri cover da Fletcher Henderson e da Benny Goodman. Originariamente il brano era intitolato Sing, Bing, Sing, in riferimento a Bing Crosby, benché poi si preferì utilizzare il titolo Sing, Sing, Sing per poter utilizzare il brano in un contesto più ampio.

Il 6 luglio 1937, una versione solo musica di Sing, Sing, Sing è stata registrata ad Hollywood con Benny Goodman al clarinetto; Harry James, Ziggy Elman e Chris Griffin alle trombe; Red Ballard e Murray McEachern ai tromboni; Hymie Schertzer e George Koenig ai sassofoni contralto; Art Rollini e Vido Musso ai sassofoni tenore; Jess Stacy al pianoforte; Allan Reuss alla chitarra; Harry Goodman al basso; e Gene Krupa alla batteria. Gli arrangiamenti del brano sono stati curati da Jimmy Mundy. A differenza di molti arrangiamenti dell'epoca, limitati alla durata di più o meno tre minuti, affinché rientrassero nelle dimensioni di un lato di un vinile a 78 giri, la versione di Goodman era significativamente lunga, con una durata di circa 8 minuti che prendeva entrambi i lati del disco. Una versione ancora più lunga del brano veniva eseguita dal vivo e durava 12 minuti e trenta secondi. L'arrangiamento di Mundy incorporava nel brano Christopher Columbus, un pezzo scritto da Chu Berry per la Fletcher Henderson band.

Lo stesso Benny Goodman disse, a proposito della canzoneː "Sing, Sing, Sing (che abbiamo cominciato a fare al Palomar al nostro secondo viaggio lì nel 1936) era una grande cosa, e nessuna serata era completa senza di esso".

10/02/2020

Danza : SWING (miei video)


istitutoitalianoarteedanza.it

E l'America cominciò a ballare. La storia dello Swing

Il termine “swing” significa letteralmente “oscillare” o “dondolare”. Si tratta di un’espressione che è diventata indicativa di un genere musicale unico e rappresentativo di un’intera epoca. Siamo negli Stati Uniti, patria del jazz, dove già da qualche tempo erano attive le cosiddette big band sia in ambiente newyorkese che a New Orleans. Alla fine degli anni ’20 cominciò invece a farsi strada un nuovo modo di concepire la sessione ritmica e l’esecuzione delle note all’interno dei brani che divennero particolarmente movimentati, dinamici, ed eseguiti in un mood che potrebbe appunto essere definito sincopato e “oscillante” come appunto indicato dal verbo “to swing”.

Storicamente questo fenomeno culturale è il prodotto di una serie di cambiamenti verificatisi all’interno della società americana in età contemporanea. Dopo il periodo del proibizionismo, cominciò a diffondersi un forte bisogno di innovazione anche sotto il profilo musicale e nel campo dell’intrattenimento. Così, tra gli anni ‘30 e ‘40 il genere promosso dalle big band che eseguivano composizioni swing divenne popolarissimo.
Il termine big band fa riferimento proprio al fatto che queste formazioni comprendevano una serie di strumenti a fiato più pianoforte, contrabbasso, batteria e chitarra. Si esibivano prevalentemente nelle sale di ballo, e grazie ai progressi tecnici del periodo, iniziarono anche a realizzare delle registrazioni, con supporto di case discografiche.

swing dance


Con la crisi economica della fine degli anni ‘20, lo swing, accanto a tutto il settore dell’intrattenimento, subì dunque un duro contraccolpo. I musicisti cercarono allora di trasferirsi in Europa alla ricerca di condizioni più favorevoli oppure resero la loro musica più orecchiabile, ballabile e popolare. Da questo momento le grandi orchestre swing ebbero così un grande successo raggiungendo fette di pubblico più vasto e non a caso in riferimento a questi anni, e dunque al periodo che va dagli anni ‘30 ai ‘40, si parla di Era dello Swing. Molti dei protagonisti di questi sviluppi erano musicisti bianchi.

Dunque il jazz, pur essendo un fenomeno nato all’interno delle comunità afroamericane nel Sud degli Stati Uniti agli inizi del Novecento, si arricchisce anche dell’apporto di musicisti bianchi alimentando sperimentazioni originali. Il jazz è ancora oggi un genere vitale e dinamico e per sua a natura sempre in evoluzione. Tra i nomi più importanti che diedero il proprio contributo allo sviluppo del genere si annoverano Duke Ellington, Count Baisie, Benny Goodman detto anche il Re dello Swing, Glenn Miller, Harry James. Lo swing ebbe come centri di sperimentazione due città importanti come New York e Kansas City.

Una curiosità legata all’origine del termine è legata a una canzone famosa di Duke Ellington del 1932: It don’t mean a thing if it ain’t got that swing (Non significa nulla se non ha swing). In questo brano sembra che il termine sia stato utilizzato per la prima volta in un contesto prettamente musicale. Dunque, lo swing è anche un’attitudine, un modo di eseguire ritmicamente il brano. Non a caso “avere swing” significa proprio avere questa predisposizione a eseguire il brano in una certa modalità.

Si parlava di come ballare lo swing. A tal proposito esistono diverse danze collegate allo sviluppo dello swing. Tra queste il cosiddetto Lindy Hop è uno degli stili più noti. Si balla generalmente in coppia ma può comprendere passi che vanno eseguiti da soli chiamati solo steps. Questo linguaggio che affonda le sue radici nei cosiddetti Charleston e nel Collegiate, ovvero da alcune social dance, è collegato anche al Boogie Woogie e al Rock and Roll che si sviluppano successivamente. Attorno al 1927, un ballerino di nome George Shorty Snowden di Harlem cominciò a ballare in questo modo particolare dando vita a un vero e proprio fenomeno di massa. Successivamente negli anni ’30 si fece strada un altro ballerino di Lindy Hop chiamato Frankie Manning, il quale integrò allo stile dei movimenti acrobatici definiti Air Step. Non a caso il termine “hop” significa proprio “balzo”, “salto”. La leggenda racconta che il nome del genere di danza è legato proprio al fatto che Shorty Snowden eseguì i suoi passi durante una maratona di ballo che celebrava la trasvolata sull’Atlantico dell’aviatore Charles Lindebergh, che era detto appunto Lindy.