Il cuore del confronto riguarda il doppio standard tra la reazione occidentale all’invasione russa dell’Ucraina e quella all’offensiva israeliana su Gaza. Secondo Sabene, le vite “che contano” cambiano a seconda degli interessi strategici, non dei principi.
Si parla poi della trasformazione dell’economia europea in senso bellico, del ruolo di Israele e delle pressioni sullo scenario mediorientale, fino all’idea che la guerra sia diventata un settore stabile dell’economia globale.
Santoro e Sabene affrontano anche il tema del “nemico permanente” – prima il terrorismo, oggi Russia, Hamas e Iran – usato per giustificare riarmo e assenza di dialogo diplomatico.
Nella parte finale, Sabene racconta la sua vicenda giudiziaria, definendola un attacco politico legato alle sue posizioni su Palestina e Ucraina. Santoro conclude denunciando le molte falsità diffuse negli anni di guerra e invitando a rispondere con il pensiero critico.